Press & Review concerti settembre ottobre 2002

Live
A Cantù l’esordiente che ha condizionato l’ultimo decennio di musica Usa
Jay Farrar, un tesoro da scoprire
di Alessio Brunialti

Meriterebbe di essere celebre come Kurt Cobain o almeno il seguito di culto di Steve Wynn. Invece Jay Farrar, uno degli ultimi artefici della grande musica americana, resta un tesoro scoperto da pochi. Stasera alle 22 presenterà il suo primo album Sebastopol sul palco del club canturino All’unaetrentacinquecirca di via Fossano 20. Come fa un esordiente ad aver condizionato l’ultimo decennio di musica made in Usa? Possibile se si è trovato alla guida di una formazione importante come gli Uncle Tupelo. Farrar e l’amico di un tempo Jeff Tweedy li hanno fondati nella nativa Belleville (Illinois) alla fine degli anni Ottanta. I due avevano due grandi passioni: il punk e il country (che è un po’ come dire il Milan e l’Inter). Mettendole assieme, anche tenendo presenti le lezioni di band come X, Green On Red e Dream Syndicate, si ottiene No Depression , un disco per certi versi epocale che cambia il modo di intendere la musica “roots”. È stato uno dei dischi più influenti dello scorso decennio. Sono innumerevoli i cantautori e i gruppi che lo hanno preso come punto di partenza per costruire le loro carriere. Altrettanto riuscito è Still Feel Gone mentre i puristi hanno avuto modo di apprezzare gli Uncle Tupelo grazie a March 16-20, 1992 , un album acustico prodotto da Peter Buck dei Rem. Il capolavoro era in agguato e si materializzò sotto le spoglie di Anodyne , un album che ogni appassionato di musica americana non dovrebbe farsi mancare. Ma era in agguato anche la crisi tra le due teste del gruppo. La scissione provocò la nascita di due gruppi, altrettanto validi: Tweedy con i Wilco, Farrar con i Son Volt anche se la magia dello “Zio Tupelo” era andata perduta. Con l’altra band Jay ha realizzato tre dischi comunque di buon livello. Ora Farrar ci prova da solo: in pochi mesi ha dato alle stampe un album e un ep (mini album) che sottolineano l’aspetto più cantautorale della sua musica. Per i nostalgici, intanto, è arrivata nelle vetrine l’eccellente raccolta 89/93 An Anthology ovvero tutto quanto avreste voluto sapere degli Uncle Tupelo ma non avete mai osato chiedere.

da La Provincia di Como del 29 ottobre 2002


Jay Farrar, le radici del country alternativo
di Maurizio Pratelli

La storia della musica americana si ferma questa sera alle 22 (martedì 29 ottobre) All'1&35circa di Cantù per il concerto del grande Jay Farrar. Sul finire degli anni '80 gli Uncle Tupelo travolgono il mondo del country dando vita ad un movimento definito alternative country,  sull'onda del quale, negli States, nascono gruppi come i Jayhawks di Mark Olson e i Whiskeytown di Ryan Adams. No Depression, forse il disco più riuscito degli Uncle Tupelo, diventa una sorta di manifesto tanto che in America una radio e la più importante rivista di alt-country portano ancora oggi quel nome. Belleville, nell'Illinois  è la cittadina che ha l'onore di vantare tra i propri abitanti Jay Farrar e Jeff Tweedy, coloro che vengono consacrati come gli inventori di un genere e fondatori degli Uncle Tupelo. Nel 1993, con l'album Anodyne,  l'idillio artistico tra  Jay Farrar e Jeff Tweedy finisce, gli Uncle Tupelo si sciolgono e sulle ceneri del gruppo nascono i Wilco di Jeff Tweedy e i Son Volt di Jay Farrar. I Wilco, producono quattro dischi, molto diversi tra loro,  che vanno  da A.M, l'esordio del '95, all'ultimo Yankee Foxtrot Hotel che vira decisamente verso il pop-rock. Jay Farrar con i Son Volt scrive tre dischi, l'ottimo Trace del '95, Straightaways del 97 e Wide Swing Tremolo del '98. Le miscele sonore impastate di roots rock non si allontanano troppo, dalle strade percorse con gli Uncle Tupelo e Jay Farrar, si conferma musicista di razza con enormi potenzialità, continuando con orgoglio, classe  e coerenza il suo percorso. Personaggio schivo e scontroso Farrar non ama la stampa e le interviste, fa parte di quegli artisti che alle domande rispondono con la loro musica. L'ultima risposta di Jay Farrar è il primo lavoro solista uscito da pochi mesi e al quale la stampa specializzata ha dedicato fiumi di inchiostro da Rolling Stones a Mojo per citare le testate più importanti. Se Jeff Tweedy rimane ben saldo alla testa dei Wilco (unico lavoro solista è la colonna sonora del film Chelsea Walls) Jay Farrar, con il nuovo cd Sebastopol, sembra aver accantonato  definitivamente i Son Volt per ripartire, senza dimenticare le radici,  con la ricerca di nuovi suoni e armonie più rotonde.  Con tutta la sobrietà e la bravura che lo contraddistinguono  Jay Farrar si sposta, in brani come Voodoo Candle e Damaged,  verso una forma canzone che possa aprirgli nuovi orizzonti.  Prodotto dallo stesso Farrar e da John Agnello, Sebastopol è uscito per la Artemis Record la stessa casa discografica di Steve Earle, Graham Nash, Peter Wolf e Warren Zevon. 

  dal Corriere di Como del 29 ottobre 2002


La tastiera di Zollo, "passione americana" in brianza.
di Maurizio Pratelli

Prosegue mercoledì 23 con il concerto David Zollo, talentuoso tastierista dell'Iowa, il mese di "passione" americana All'1&35circa di Cantù. Gli esordi musicali  di Zollo risalgono ai  primi anni '90 quando fonda gli High & Lonesome una band che si specializza nel repertorio di Mick Taylor periodo Rolling Stones, dando vita a tre album. Un’intensa e stressante attività live di supporto portano David Zollo ad ammalarsi gravemente alla laringe rischiando di veder compromessa una promettente carriera. Ripresosi quasi miracolosamente, nel 1994 esce The Morning Is a Long Way From Home un ottimo lavoro che lo pone all'attenzione della critica come uno dei roots rocker più promettenti di quegli anni. La sua musica affonda le proprie radici  nel blues rock e nel southern rock, la sua voce a tratti ricorda infatti quella di John Fogerty che negli anni '70 spopolava con i mitici Creedence e, grazie anche alla produzione dell’amico e maestro Bo Ramsey - che ha collaborato tra gli altri con artisti del calibro di Lucinda Williams, Anie di Franco e Greg Brown – riesce a miscelare con bravura anche la matrice roots evidenziata in brani come I’ll Fly Away From You. In questa tournèe, David Zollo, accompagnato dall’inseparabile organo Hammond, presenterà The Big Night il nuovo cd uscito lo scorso aprile che lo conferma artista  dotato di grande classe e sensibilità. Dieci belle canzoni -  a partire dalla stessa title track dedicata alla moglie e che grazie ad una magica pedal steel regala intense atmosfere - che si muovono con indovinate alchimie sonore tra ballate elettriche While You Undress e momenti più notturni Lonesome Childhood, dove il piano, ben supportato dalla chitarra di Bo Ramsey, prende spesso il sopravvento. La voce calda e i suoni avvolgenti sono la armi vincenti di David Zollo che quando appoggia, morbide, le mani sulla tastiera, chiude gli occhi e si lascia trasportare da un’anima soul che prende possesso della sua musica e di chi lo ascolta. Da scoprire !

dal Corriere di Como del 22 ottobre 2002


Dall'Ontario Fred Eaglesmith
di Maurizio Pratelli

In attesa del grande concerto di Jay Farrar, ex Uncle Tupelo e Son Volt,  previsto per martedì 29 ottobre, il Live Music Club All'1&35circa di Cantù, continua a proporre grande musica. Domani sera si terrà infatti il concerto del folksinger  Fred Eaglesmith, musicista canadese dotato di una voce possente e di una carica live incredibile. Sulla scena da oltre un ventennio, Eaglesmith  ha prodotto una decina di ottimi lavori di matrice roots rock come l'energico doppio cd live del 2001 Ralph's Last Show e il recentissimo Falling Stars and Broken Hearts.  Il sud dell'Ontario è il centro della sua musica e suoi testi sono fortemente influenzati dalla matrice rurale della sua terra. Sul palco, per un brevissimo set, anche il cantante e virtuoso tastierista David Zollo, che anticiperà così il suo show che si terrà mercoledì 23 ottobre e durante il quale presenterà il nuovo cd The Big Night. Da segnalare, inoltre, che venerdì 25 ottobre sempre All'1&35circa, l'istrionico cantautore milanese Folco Orselli presenterà il suo ottimo debutto discografico La Stirpe di Caino. Queste sera spazio invece alle cover degli Unplugged e alla Takamine blu del maestro Aldo Guarisco.

dal Corriere di Como del 19 ottobre 2002


Dan Bern Live,Folk vagabondo dall'Iowa
di Maurizio Pratelli

Dopo il folksinger Andrew Morse, dopo lo scatenato Scott Finch e i bravi Aldilà di Dalì, toccherà al "vagabondo" Dan Bern, concludere una delle settimane live più interessanti proposte dal club canturino All'1e35circa. Infatti questa sera con inizio alle 22.00 il musicista dell'Iowa prosegue il tour europeo per la presentazione del nuovo cd "New American Language". Primo lavoro stampato in Europa, ha subito conquistato la critica specializzata ed avuto riscontri positivi anche sulla stampa nazionale. Con questo ottimo disco, probabilmente il migliore della sua carriera, Dan Bern continua a raccontare le storie della sua America e dei personaggi che in qualche modo ne hanno fatto la Storia. Nei suoi testi, sempre riflessivi e positivi, vi si trovano spesso dialoghi immaginari e storie impossibili come quella di Marylin Monroe che sposa Henry Miller invece di Arthur o di un incontro con Dio al quale chiede di tornare indietro nel tempo per poter togliere la pistola a Kurt Kobain o per poter incontrare Hitler a Berlino. God Said No, questo il titolo della canzone, ci mostra il lato onirico di Dan Bern quello che sogna un nuovo linguaggio d'amore attraverso il quale poter ricominciare. A metà anni '90 anche la Sony si accorse di lui e dopo aver registrato un  Ep arrivò lo splendido Dan Bern, omonimo esordio discografico, che conteneva tra le altre la già citata Marylin e la splendida Jerusalem. Ma sono l'intensa attività live e la sua capacità di cantastorie ad attirare su di se l'attenzione del pubblico, un magnetismo innato che lo porta ad essere uno dei pochi musicisti in grado di coinvolgere la platea anche nelle situazioni nelle quali non è accompagnato da una band. Ricorda molto il Bob Dylan degli anni '60 quello acustico e folk degli inizi con molti sorrisi in più e tanta voglia di essere solo Dan Bern.

dal Corriere di Como del 12 ottobre 2002


Folk. Il cantautore che si esprime al meglio con la sola chitarra
Ecco Dan Bern l’ultimo raccontastorie
di Alessio Brunialti

Quando a un folksinger viene affibbiata l’etichetta di “nuovo Dylan” cerca subito un oggetto di ferro da toccare (per i meno signori, la mano corre velocemente tra le gambe). E’ un’etichetta che rappresenta quasi sempre un bacio della morte. Il primo, e unico fortunato, fu Springsteen che, per questo motivo, fu scambiato per un cantautore intimista invece di essere cosnsiderato il rocker che era già allora. Con il risultato che il suo primo album non era né carne né pesce. Poi una pletoria di altri, tutti, più o meno, caduti nell'oblio. Uno degli ultimi, in ordine di tempo, è Dan Bern, dall’Iowa con furore, stasera alle 22 sul palco del club canturino All’Unaetrentacinquecirca di via Fossano 20. E, bisogna dire, se la merita questa etichetta: è un “raccontastorie” della più nobile specie che, pur non disdegnando l’accompagnamento di un piccolo gruppo, si esprime al meglio soprattutto quando è armato di una semplice chitarra acustica. I suoi testi ricordano quelli dello Zimmerman più caro, quello Freewheelin’ , a ruota libera, di quarant’anni fa. Soprattutto per l’ironia con cui è capace di dipingersi come nuovo messia in Jerusalem (che potrebbe essere una via di mezzo tra All I Really Want To Do e Talkin’ World War III Blues ), di ipotizzare che Marilyn Monroe avesse sposato non il commediografo Arthur Miller ma l’Henry Miller dei due “tropici erotici”, con tutte le conseguenze del caso. E’ un habitué, a Cantù. Nella sua ultima venuta, faceva un caldo insopportabile, ha abbandonato il palco per mettersi a suonare in strada. Come un busker. Come un artista vero.

da La Provincia di Como dell'12 ottobre 2002


Live
La band milanese questa sera All’unaetrentacinquecirca di Cantù
Aldilà di Dalì, qualcosa di originale
di Alessio Brunialti

Prosegue l’ondata di concerti al club canturino All’unaetrentacinquecirca di via Fossano 20. Sul palco, stasera alle 22, gli Aldilà di Dalì. Nascono nel ‘93 a Milano da un’idea di Carlo Zerri (pianoforte e tastiere), Gipo Gurrado (chitarra e voce) e Lorenzo Mondinari (sassofoni). Al progetto, dopo vari cambi di formazione, si uniscono stabilmente il batterista Toni Boselli e il contrabbassista Stefano Risso. La band si distingue per l’originalità della propria “canzone d’autore” e cita come referenti gli Avion Travel , la Dave Matthews Band, Vinicio Capossela (che è stato anche loro ospite in concerto) e Luigi Tenco. Nel ‘94 con Ci penso un po’ entrano nella rosa dei finalisti al «Premio Città di Recanati - Nuove tendenze della canzone d’autore». Nel settembre dello stesso anno sono invitati al festival «Milano Canta» al Nazionale. Nel giugno ‘95 si esibiscono allo Smeraldo per la finale del concorso «Bubble Gum». Dopo tanti concerti in Italia e in Europa, nel ‘96 esce il primo album, omonimo e autoprodotto, che raccoglie critiche eccellenti dalla stampa specializzata e anche un insperato successo di pubblico che spinge la band a una ristampa. Altra esperienza fondamentale, nel ‘98, Cosacambia - Canzoni d’autore per un attore e qualche bell’accordo , uno spettacolo teatrale/musicale scritto dagli Aldilà di Dalì e realizzato in collaborazione con il Teatro Fumagalli di Vighizzolo che vede impegnati sul palco il quintetto della band, un quartetto d'archi e l’attore David Zampieri. L’anno scorso è uscito il secondo cd, D’orinavanti , un altro ottimo risultato ma la band non vuole stare ferma e ha già pronti i brani per un altro album. Intanto continuano i concerti che la confermano come una delle più belle realtà musicale lombarde (e non solo).

da La Provincia di Como dell'10 ottobre 2002


Scott Finch, tecnica sopraffina al gusto rock
di Maurizio Pratelli

Se esiste un rock che va oltre i suoni, oltre le emozioni, suscitando visioni di immagini e colori nello spettatore, Scott Finch ne è un esempio mirabile. La sua performance di ieri sera All'Unaetrentacinquecirca è stata semplicemente spettacolare, dimostrando ancora una volta, che incredibile fucina di talenti sia il sottobosco musicale americano. La sua carriera, iniziata solista nei sessanta, è poi proseguita attraverso vari gruppi tra cui i Gypsy - con i quali sono appena stati ristampati due dischi - e gli attuali Blues O'Delics. Se le lacune di molti artisti non hanno mai prodotto dischi dal vivo, al contrario Scott Finch, dotato di tecnica sopraffina, virtuosa e mai leziosa, ha dato proprio con Live Groove la miglior prova della sua incredibile tecnica. Proprio gli episodi di questo disco dal vivo, sono stati l'ossatura fondamentale del concerto di Cantù. Il pubblico è stato letteralmente trascinato dalle improvvisazioni rock psichedeliche, dal jazz sperimentale e dal blues, in una miscela musicale personalissima sfuggevole alle definizione più ovvie che portano Scott Finch, almeno stilisticamente, ad essere accostato all'immortale Jimi Hendrix. E sul palco grande impressione hanno destato anche il batterista Dave Braun, asciutto e preciso, e il bassista e cantante Peter Alt dotato di una voce di notevole spessore. La Fender di Finch ha coinvolto e travolto tra composizioni proprie come Scott's Boogie, Haze Of Mother Nature, The Velvet Groove, Spanish Castel Magic e cover d'autore. Rifare con classe e personalità artisti come Neil Young, Bob Dylan è dimostrazione di grande talento e Fire di Hendrix ha dato davvero fuoco ad un live superbo. A gettare acqua su un palco ancora fumante di rock blues ci penseranno questa sera alle 22.00 i milanesi Aldilà di Dalì. Il gruppo, composto dal pianista Carlo Zerri dal chitarrista e cantante Gipo Gurrado, dal sassofonista Lorenzo Mondinari, dal batterista Toni Boselli e dal contrabbassista Stefano Risso, si muove con agilità tra jazz, cantautorato e rock. Molti i punti di riferimento ai maestri nostrani come Paolo Conte e Vinicio Capossela ma anche a Dave Matthews, la cui voce viene spesso evocata da Gipo Gurrado. In attesa dell'imminente nuovo cd, saranno le ottime canzoni di Dorinavanti, pubblicato nel 2000, a riempire buona parte della scaletta.

dal Corriere di Como dell'10 ottobre 2002


Rassegne
Quasi un minifestival quello che il club «All’unaetrentacinquecirca» allestisce a partire da stasera fino a sabato Cantù mette sul palco un poker d’assi
Si parte con Andrew Morse - Poi Scott Finch, Aldilà di Dalì e Dan Bern
di Alessio Brunialti

E ’ quasi un mini festival quello proposto dal club canturino All’unaetrentacinquecirca di via Fossano 20 che ospiterà quattro artisti, tutti di grande livello, a partite da questa sera fino a sabato. Si parte con Andrew Morse per proseguire domani sera con il funambolico chitarrista Scott Finch, poi gli Aldilà di Dalì e, sabato, il ritorno del grande Dan Bern. Ma stasera la scena è tutta per Morse. Ha pubblicato un solo album, Nightbook , cinque anni fa anche se sul mercato europeo è arrivato solo oggi. Morse ha cominciato a suonare giovanissimo influenzato dagli artisti country più sanguigni, tenendo, comunque, le orecchie ben dirette anche verso il rock californiano degli anni Settanta. Il risultato è un amalgama convincente e, soprattutto, vero, degno di un artista che non cerca compromessi con la sua musa, fiero di cantare storie di tutti i giorni, rese grandi e uniche da una musica penetrante e viscerale. E viscerale è senza dubbio l’aggettivo più adatto per descrivere Scott Michael Jenecke, vero nome di Scott Finch. Classe ‘50, nativo di Milwaukee nel Winsconsin (quella di Happy Days ), è cresciuto in una famiglia di musicisti. A folgorarlo veramente sulla via del rock fu la storica esibizione dei Beatles all’ Ed Sullivan Show . Allora nacquero i Palmettos, prima band dedita al pop di marca Fab 4. Ma in agguato c’erano due dischi che gli avrebbero cambiato la vita: si tratta di Disraeli Gears dei Cream e di Axis: Bold As Love della Experience di Jimi Hendrix. E fu soprattutto il mancino di Seattle a segnare la via del suo stile sulla sei corde, incontenibile e pirotecnico. Finch ha debuttato con un 45 giri alla fine dei Sessanta per poi unirsi alla boogie band Palmer House e, alla fine del decennio successivo ai White Lie, un altro gruppo pop. Ma il pieno delle sue potenzialità lo espresse solo nell’86, con la nascita dei Gypsy. Oggi, grazie alla spezzina Comet Records, è artista riconosciuto in tutta la sua grandezza. Alta qualità anche quando si parla degli Aldilà di Dalì. Milanesi, festeggeranno il prossimo anno il decennale di attività, partita da un’idea di Carlo Zerri (pianoforte e tastiere), Gipo Gurrado (chitarra e voce) e Lorenzo Mondinari (sassofoni) cui, in tempi più recenti, si sono aggiunti Stefano Risso (contrabbasso) e Toni Boselli (batteria). Le loro influenze sono disparate, dagli Avion Travel alla Dave Matthews Band, a sottolineare la versatilità di un gruppo che ha già alle spalle due album (uno omonimo e Dorinavanti ) e che si è esibito nei principali locali del Nord Italia, forte delle partecipazioni ai principali festival della Penisola. Ora è pronto anche il terzo lavoro discografico. Dan Bern è una vecchia conoscenza di Cantù. Il suo ultimo concerto risale a pochi mesi fa quando stupì non poco decidendo, faceva veramente molto caldo, di mettersi a suonare per la strada, come un busker, e poi, per arginare le proteste dei vicini, tra i tavoli come un troubardor del Greenwich Village. E, in effetti, di tutti quelli che sono stati marchiati, più spesso che no a sproposito, del marchio di “nuovo Dylan” è il più dylaniano di tutti.

da La Provincia di Como dell'8 ottobre 2002


Cromosomi rock d'autore sul palco di Cantù
di Maurizio Pratelli

Inizio di stagione con un doppio grande appuntamento live All'1e35cira. Infatti, sul palco dello storico club canturino, mercoledì 9 ottobre si esibirà Andrew Morse e giovedì 10 grande attesa per il concerto di Scott Finch con i suoi Blues-O-Delics. Proveniente dall'Alabama, Andrew Morse, è un cantautore che porta nei propri cromosomi musicali il Bob Dylan degli anni '60, quello acustico e con una forte matrice folk. A tratti ricorda anche lo scomparso Jim Croce e tra i suoi colleghi di oggi l'accostamento a Jeff Finlin e Dan Bern è inevitabile. In questa tournèe presenterà Nightbook il suo ultimo cd pubblicato anche in Italia dall'etichetta indipendente Club De Musique, un ottimo lavoro cantato con classe e suonato con sobrietà. Su tutt'altra onda sonora si muoverà invece l'esibizione di Scott Finch, portentoso chitarrista di Milwakee. Il suo rock blues sanguigno e passionale, come testimonia lo splendido doppio cd del 2001 Live Groove, lo porta ad essere, insieme al bassista e cantante Peter Alt e al batterista Dave Braun, uno degli artisti più interessanti da seguire in chiave live. Nato musicalmente ascoltando i Beatles la vera folgorazione per Scott Finch arriva con Axis Bold as Love di Jimi Hendrix, un album fortemente caratterizzato dalla chitarra e dal quel wah-wah assolutamente nuovo per quei tempi, ma anche Disraeli Gears dei grandi Cream di Eric Clapton è un disco che lascia profonde influenze.  Con questi maestri Finch  diventa nel tempo un vero virtuoso della sei corse ed è ancora vivo il ricordo della sua partecipazione al Torrita Blues Festival quando, dopo solo due pezzi con la musica di The Velvet Groove - il suo ultimo album in studio - si era già impadronito totalmente dell'audience. La voce di Peter Alt scaldava il pubblico e la chitarra di Finch dava fuoco al palco; dopo Jeff's Boogie di Jeff Beck seguita da una caldissima The Wind Cries Mary nella piazza  un plotone di fans si scatenò entusiasta sotto il palco. Due grandi concerti attendono quindi gli appassionati ai quali il weekend riserverà altre grandi sorprese live. Per il concerto di Scott Finch è consigliata la prenotazione.

dal Corriere di Como del 27 settembre 2002

 


Live/Sul palco si sono esibite numerose star della canzone america
A Cantù due lustri di successi
Questa sera alle 22 festa per il decennale del club All'1&35circa
di Maurizio Pratelli

Ci sarebbero voluti i Ten Years After di Alvin Lee per poter festeggiare a dovere i due lustri di Marc Olson lo scorso anno dal vivo a Cantùattività del Live Club All'1e35circa di Cantù. Infatti, dieci anni dopo, venerdì 27 alle 22.00, una speciale Jam Session darà il via ad una nuova stagione che ancora una volta promette grande musica. Sul palco di questo locale, diventato nel corso degli anni un luogo culto per gli appassionati di musica americana, hanno suonato grandissimi musicisti. Ricordarli tutti è impossibile ma alcuni nomi hanno lasciato davvero il segno. Il grande Joe Henry che proprio quest'anno si è messo in luce anche in qualità di produttore per lo splendido nuovo cd del re del soul Solomon Burke,  lo scomparso e immenso Rick Danko bassista e cantante di The Band, Eric Andersen l'autore di quel gioiello che è Blue River cantata con Joni Mitchell, Elliott Murphy e Joe Ely accomunati per la grande amicizia con Bruce Springsteen.  E come dimenticare la splendida Victoria Williams con il marito Marc Olson ex leader dei Jayhawks ? Il loro show e l'esecuzione di Crazy Mary rimangono uno dei punti più alti nella storia del locale. E tra gli emergenti una citazione la meritano sicuramente Phil Cody, la sua versione di Straight To Hell dei Clash fu memorabile, Bocephus King, ora ai primi posti delle charts canadesi con il video di Eight And A Half e Dan Bern che finalmente con New American Language sta ottenendo il successo che merita.  A tutti, indistintamente,  va certamente riconosciuta l'umiltà con la quale hanno saputo esibirsi, mettendo in primo piano solo la musica. Il  grande calore che si respira nei club è stata la fiamma che ha accesso ogni serata.  Alcuni ancora ricordano un concerto che finì con Joe Ely  che accompagnava alla chitarra il grandissimo Townes Van Zandt durante una recitata The Ballad of Ira Hayes. Da brividi ! 
Dopo lo show, i due si giocarono il caché ai dadi... Vinse Ely. Con gli incassi son dolori per pagare i suonatori, cantava Vinicio Caposela, un'altra star che ha fatto grande questo locale che prende il nome proprio dal titolo di quella canzone  contenuta nell'omonimo album. E allora All'1e35circa si ricomincia e se non sarà la chitarra dei Alvin Lee, ad aprire le danze ci penserà la Takamine nera di Aldo Guarisco che con i suoi Unplugged ad inaugurare una serata e una stagione ricca di sorprese.

dal Corriere di Como del 27 settembre 2002

 


“All’1e35”, decennale con Jam Session
LIVE / Il Milonga di Lipomo si candida a raccogliere l’eredità del
Capolago di Torno che ha dato forfait
Festa per l’anniversario dello storico locale canturino il 27 settembre.
Attesi anche i Sulutumana
di Maurizio Pratelli

Dopo i numerosi concerti che si sono svolti all'aperto, nonostante questa pazza estate, con l'avvicinarsi dell'autunno i locali storici della musica dal vivo sul Lario si preparano alla nuova stagione. Purtroppo, ai blocchi di partenza, quest'anno mancherà uno dei locali più importanti della nostra provincia, infatti, la "casa del blues", il mitico Capolago di Torno ha dato forfait.
Dopo centinaia di concerti che hanno visto protagonisti i grandi bluesman nostrani da Nick Becattini a Paolo Treves e americani, da Phil Guy a L..A.Jones, i contributi Enpals e l'aumento delle spese, hanno costretto Ernesto Barbone a dire basta. La grande passione per la "musica del diavolo" non è bastata e così il locale verrà ceduto in gestione. Si dice, ma è un'ipotesi tutta da verificare, che l'eredità musicale del Capolago verrà raccolta dal Milonga di Lipomo che, già lo scorso anno, si è posto all'attenzione degli appassionati con una importante rassegna sulla musica d'autore. In attesa del nuovo programma che il club presenterà a giorni, Luca Ghielmetti e Armando Corsi hanno anticipato, qualche giorno fa, la nuova stagione con un concerto molto apprezzato dal pubblico lariano.
Dall'altra parte, in quel di Cantù, dopo l'esibizione a suon di rock degli americani Say Zuzu, il live club All'1e35circa si appresta a preparare la Jam Session (forse anche i Sulutumana sul palco) che il 27 settembre prossimo, festeggerà i 10 anni di attività del locale e che darà il via ufficiale alla nuova programmazione. Già dal mese di ottobre sono previsti grandi concerti, su tutti spiccano i nomi di Scott Finch, Dan Bern e soprattutto Jay Farrar, fondatore insieme a Jeff Tweedy dei celebratissimi Uncle Tupelo che sul finire degli anni Ottanta, con il compact disc No Depression diedero vita all'alternative country diventato un genere cult negli Stati Uniti. Proprio quest'anno è uscito un album antologico che riassume la carriera del gruppo poi divisosi tra Son Volt e Wilco.

dal Corriere di Como del 3 settembre 2002

 


Le chitarre di Nolan e Murphy anticipano la stagione live a suon di rock
di Maurizio Pratelli

E’ stato un debutto folgorante ! La nuova stagione live del club canturino All’1&35circa si è cliff murphy - vocal and guitaraperta la scorsa domenica con il concerto dei Say Zuzu, che hanno dato vita ad uno show all’insegna del rock. Quasi dimenticate, almeno dal vivo, le origini roots, la band americana del New Hampshire, ha suonato rock’roll con grande energia,  lasciando poco spazio ai momenti più acustici. La Gibson di Jon Nolan e la Fender di Cliff Murphy hanno imposto  un grande ritmo, ben sostenuto dalla nuova sezione ritmica, sia Jon Pistey al basso che Tim Nylander alla batteria, hanno mostrato grande personalità ed affiatamento. Every Mile il nuovo cd dei Say Zuzu, con brani come Lonely e Wish Me Well, è stato il più gettonato, è l’album della svolta e il rock di cui trasuda, Jon Nolan - vocal and guitardal vivo è stato folgorante. Non sono mancati brani tratti dallo splendido Bull - molto incisiva la versione di Pennsylvania – o dai precedenti Take These Turns e  Highway Signs & Driving Songs. La voce di Cliff Murphy, bella e calda e quella di Jon Nolan, potente e grintosa, si sono alternate senza sosta durante le due ore del concerto che ha vissuto il suo apice quando i Say Zuzu hanno pagato il loro tributo alla storia del rock. Prima la stupenda e tiratissima cover di Like a Hurricane di Neil Young poi  un omaggio agli Stones hanno “incendiato” il palco aprendo ai Say Zuzu la strada dei bis tra l’entusiasmo del pubblico. Un grande inizio che la chitarra hendrixiana di Scott Finch replicherà il prossimo 10 ottobre dando il via ad un serie di importanti concerti tra i quali spicca, sempre ad ottobre, quello di Jay Farrar, ex leader, con Jeff Tweedy, degli Uncle Tupelo fondatori dell'alternative country.

da Backstreets  le strade secondare della musica -  settembre 2002


ll gruppo di Cliff Murphy e Jon Nolan apre questa sera la stagione del club canturino «All’Una & Trentacinque circa» Say Zuzu: si rianima il palcoscenico rock.
In ottobre sono attesi gli arrivi di Dan Bern e Jay Farrar degli Uncle Tupelo
di Alfredo del Curatolo

Riapre il tempio comasco del rock americano e annuncia una nuova stagione di stelle. Dopo la consueta pausa estiva il palco di «All’Una & Trentacinque circa» torna ad essere meta di songwriter e musicisti d’oltreoceano (con qualche britannico e qualche italiano a “spezzare” l’atmosfera country folk a stelle e strisce). Il mixer si riaccende questa sera con un gustoso Say Zuzuantipasto della stagione, che prenderà il via ufficialmente ad ottobre. Arrivano dal New Hampshire i Say Zuzu, formazione legata a un country-rock vecchio stampo giunta al sesto album di una carriera di tutto rispetto. I due fondatori della band, il cantante Cliff Murphy e il chitarrista Jon Nolan, autore di gran parte delle composizioni, hanno da poco sostituito il bassista (questa sera sale sul palco Jon Pistey) e il batterista, che è l’esperto Tim Nylander. La recente pubblicazione, dal titolo Every Mile segue di due anni il successo di Bull , disco maturo e graffiante che ha consacrato i Say Zuzu come una delle realtà del genere cosiddetto “Americana”. Il loro è un genere che spazia dal country di Willy Nelson al folk-rock di Steave Earle, con tentazioni elettriche che ricordano il primo (e l’ultimissimo) Springsteen e John Mellencamp. La tournée europea di presentazione dell’album Every Mile , che può contare su una buona distribuzione anche in Italia, è l’occasione per far conoscere al pubblico brani che rappresentano la “summa” di un percorso iniziato con l’alternative country e proseguito nel solco del grande rock d’autore americano. Il concerto dei Say Zuzu avrà inizio alle 22. L’ingresso al locale di via Fossano a Cantù è libero, con obbligo della consumazione. Già ricco il carnet di ottobre, quando «All’una & trentacinque circa» entrerà nel vivo della programmazione. Spiccano i nomi del cantautore “dylaniano” Dan Bern (la cui esibizione è prevista per il 12 ottobre e sarà aperta dal cantautore Andrew Morse) la cui fama è in chiara ascesa dopo la pubblicazione dell’interessante New american language , in cui si discosta dalle atmosfere tipicamente legate al menestrello di Duluth per abbracciare un rock essenziale senza rinunciare all’intelligenza dei testi (sua prerogativa fin dai tempi del bellissimo disco omonimo con Jerusalem e I’m not the guy ) e alle sferzate ironiche della sua voce. Quello di Bern è un ritorno a pochi mesi dalla sua ultima apparizione in Brianza. Torna anche, a distanza di qualche anno, il grande Jay Farrar (con tutta probabilità il 26 ottobre, serata doppia con David Zollo). Chitarra e voce degli storici Uncle Tupelo, gruppo di punta del country-rock indipendente americano, poi nei Son Volt, Farrar ha pubblicato l’anno scorso il suo secondo disco solista Sebastopol . Scarno, essenziale, quasi intimista, Farrar si presenterà sul palco armato di chitarra e armonica con un carisma che fa il resto. In arrivo (ancora da confermare la data) il bravo chitarrista cinquantenne Scott Finch, autore del recente The velvet groove e già componente dei Bluehand e dei Waltzing tunes. A novembre si parla di Naked Prey e Lee Fardon. Con un sogno: in quel periodo è in Italia per un breve tour anche il grande Elliott Murphy. Anche il suo sarebbe un ritorno davvero gradito. Ciliegina sulla torta di una stagione che per il locale canturino si annuncia come l’ennesima scorpacciata musicale di qualità

da La Provincia di Como dell'8 settembre 2002


Say Zuzu, la strada del rock passa da Cantù
di Maurizio Pratelli

Say ZuzuIn attesa dell'inizio della nuova stagione che inizierà ufficialmente ad ottobre, il club canturino All'1&35circa, presenterà domenica 8 Settembre una grande anticipazione live. I Say Zuzu gruppo roots-rock del New Hampshire, appena rinnovatosi nella sezione ritmica, ma immutato nella leadership del duo Cliff Murphy e Jon Nolan, presenteranno il sesto album di una carriera che li ha portati a diventare uno dei gruppi di riferimento del cosiddetto genere "americana". Il nuovo lavoro,  Every Mile, che giunge dopo il live del '99 e l'ottimo Bull, segna una svolta verso sonorità decisamente più rock, con le chitarre elettriche sempre in evidenza. Ancora affiorano momenti di alternative country e di radici ma la band ha cambiato rotta, attraversando le strade che partendo da Willie Nelson e passando da Neil Young arrivano fino a Steve Earle e Bruce Springsteen. Distribuiti per la prima volta in Europa dalla tedesca Blue Rose (disponibile in Italia attraverso la Venus) i Say Zuzu, hanno finalmente l'opportunità di mettersi in mostra a livello internazionale.  In un momento in cui tutto il movimento roots è in La copertina di Every Milecerca di nuove sonorità e contaminazioni, l'aggiunta del nuovo bassista Jon Pistey e del nuovo batterista Tim Nylander, fortemente voluti da Jon Nolan,  hanno contribuito in maniera determinante a dare una forte spinta verso un suono più duro. Questa tournèe, che giunge dopo l'ottima critica ottenuta da Every Mile, darà ulteriore luce ad un gruppo che con coraggio riparte dalla strada più difficile, quella del rock. Dal vivo i Say Zuzu sono davvero esplosivi, una band capace di miscelare chitarre, armonie vocali (Roy Orbison insegna) e belle canzoni con assoluta naturalezza. La voce di Cliff Murphy, intensa e matura più che mai saprà certamente creare il giusto feeling con il pubblico. Il concerto (ingresso con consumazione) avrà inizio alle 22.00 e sarà un grande aperitivo in attesa delle esibizioni live di  Scott Finch, Dan Bern, e Jay Farrar sul palco il prossimo ottobre. 

dal Corriere di Como del 3 settembre 2002



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