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Meriterebbe
di essere celebre come Kurt Cobain o almeno il seguito di culto di Steve
Wynn. Invece Jay Farrar, uno degli ultimi artefici della grande musica
americana, resta un tesoro scoperto da pochi. Stasera alle 22 presenterà
il suo primo album Sebastopol sul palco del club canturino All’unaetrentacinquecirca
di via Fossano 20. Come fa un esordiente ad aver condizionato l’ultimo
decennio di musica made in Usa? Possibile se si è trovato alla guida di
una formazione importante come gli Uncle Tupelo. Farrar e l’amico di un
tempo Jeff Tweedy li hanno fondati nella nativa Belleville (Illinois) alla
fine degli anni Ottanta. I due avevano due grandi passioni: il punk e il
country (che è un po’ come dire il Milan e l’Inter). Mettendole
assieme, anche tenendo presenti le lezioni di band come X, Green On Red e
Dream Syndicate,
si ottiene No Depression , un disco per certi versi epocale che cambia il
modo di intendere la musica “roots”. È stato uno dei dischi più
influenti dello scorso decennio. Sono innumerevoli i cantautori e i gruppi
che lo hanno preso come punto di partenza per costruire le loro carriere.
Altrettanto riuscito è Still Feel Gone mentre i puristi hanno avuto modo
di apprezzare gli Uncle Tupelo grazie a March 16-20, 1992 , un album
acustico prodotto da Peter Buck dei Rem. Il capolavoro era in agguato e si
materializzò sotto le spoglie di Anodyne , un album che ogni appassionato
di musica americana non dovrebbe farsi mancare. Ma era in agguato anche la
crisi tra le due teste del gruppo. La scissione provocò la nascita di due
gruppi, altrettanto validi: Tweedy con i Wilco, Farrar con i Son Volt
anche se la magia dello “Zio Tupelo” era andata perduta. Con l’altra
band Jay ha realizzato tre dischi comunque di buon livello. Ora Farrar ci
prova da solo: in pochi mesi ha dato alle stampe un album e un ep (mini
album) che sottolineano l’aspetto più cantautorale della sua musica.
Per i nostalgici, intanto, è arrivata nelle vetrine l’eccellente
raccolta 89/93 An Anthology ovvero tutto quanto avreste voluto sapere
degli Uncle Tupelo ma non avete mai osato chiedere.
da La
Provincia di Como del 29 ottobre 2002
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La
storia della musica americana si ferma questa sera alle
22 (martedì 29 ottobre) All'1&35circa di Cantù
per il concerto del grande Jay Farrar. Sul finire degli anni '80
gli Uncle Tupelo travolgono il mondo del
country dando vita ad un movimento definito alternative
country, sull'onda del quale, negli States, nascono gruppi
come i Jayhawks di Mark Olson e i Whiskeytown di Ryan Adams. No
Depression, forse il disco più riuscito degli Uncle Tupelo,
diventa una sorta di manifesto tanto che in America una radio e la più
importante rivista di alt-country portano ancora oggi
quel nome. Belleville, nell'Illinois è la cittadina che ha
l'onore di vantare tra i propri abitanti Jay Farrar e Jeff Tweedy,
coloro che vengono consacrati come gli inventori di un genere e
fondatori degli Uncle Tupelo. Nel 1993, con l'album Anodyne,
l'idillio artistico tra Jay Farrar e Jeff Tweedy finisce, gli
Uncle Tupelo si sciolgono e sulle ceneri del gruppo nascono i Wilco
di Jeff Tweedy e i Son Volt di Jay Farrar. I Wilco,
producono quattro dischi, molto diversi tra loro, che vanno
da A.M, l'esordio del '95, all'ultimo Yankee Foxtrot Hotel che vira
decisamente verso il pop-rock. Jay Farrar con i Son Volt
scrive tre dischi, l'ottimo Trace del '95, Straightaways
del 97 e Wide Swing Tremolo del '98. Le miscele sonore
impastate di roots rock non si allontanano troppo, dalle strade percorse
con gli Uncle Tupelo e Jay Farrar, si conferma musicista di razza con
enormi potenzialità, continuando con orgoglio, classe e coerenza
il suo percorso. Personaggio schivo e scontroso Farrar non ama la stampa
e le interviste, fa parte di quegli artisti che alle domande rispondono
con la loro musica. L'ultima risposta di Jay Farrar è il primo lavoro
solista uscito da pochi mesi e al quale la stampa specializzata ha
dedicato fiumi di inchiostro da Rolling Stones a Mojo
per citare le testate più importanti. Se Jeff Tweedy rimane ben
saldo alla testa dei Wilco (unico lavoro solista è la colonna sonora
del film Chelsea Walls) Jay Farrar, con il nuovo cd Sebastopol, sembra
aver accantonato definitivamente i Son Volt per ripartire, senza
dimenticare le radici, con la ricerca di nuovi suoni e armonie
più rotonde. Con tutta la sobrietà e la bravura che lo
contraddistinguono Jay Farrar si sposta, in brani come Voodoo
Candle e Damaged, verso una forma canzone che possa aprirgli
nuovi orizzonti. Prodotto dallo stesso Farrar e da John Agnello, Sebastopol
è uscito per la Artemis Record la stessa casa discografica di
Steve Earle, Graham Nash, Peter Wolf e Warren Zevon.
dal
Corriere di Como del 29 ottobre 2002
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Prosegue
mercoledì 23 con il concerto David Zollo, talentuoso
tastierista dell'Iowa, il mese di "passione" americana
All'1&35circa di Cantù. Gli esordi musicali
di Zollo risalgono ai
primi anni '90 quando fonda gli High & Lonesome una band
che si specializza nel repertorio di Mick Taylor periodo Rolling
Stones, dando vita a tre album. Un’intensa e stressante attività live
di supporto portano David Zollo ad ammalarsi gravemente alla laringe
rischiando di veder compromessa una promettente carriera. Ripresosi quasi
miracolosamente, nel 1994 esce The Morning Is a Long Way From Home un
ottimo lavoro che lo pone all'attenzione della critica come uno dei roots
rocker più promettenti di quegli anni. La sua musica affonda le proprie
radici nel
blues rock e nel southern rock, la sua voce a tratti ricorda infatti
quella di John Fogerty che negli anni '70 spopolava con i mitici Creedence
e, grazie anche alla produzione dell’amico e maestro Bo Ramsey - che ha
collaborato tra gli altri con artisti del calibro di Lucinda Williams,
Anie di Franco e Greg Brown – riesce a miscelare con bravura anche la
matrice roots evidenziata in brani come I’ll Fly Away From You.
In questa tournèe, David Zollo, accompagnato dall’inseparabile organo
Hammond, presenterà The Big Night il nuovo cd uscito lo scorso
aprile che lo conferma artista dotato
di grande classe e sensibilità. Dieci belle canzoni -
a partire dalla stessa title track dedicata alla moglie e che
grazie ad una magica pedal steel regala intense atmosfere - che si muovono
con indovinate alchimie sonore tra ballate elettriche While You Undress
e momenti più notturni Lonesome Childhood, dove il piano, ben
supportato dalla chitarra di Bo Ramsey, prende spesso il sopravvento. La
voce calda e i suoni avvolgenti sono la armi vincenti di David Zollo che
quando appoggia, morbide, le mani sulla tastiera, chiude gli occhi e si
lascia trasportare da un’anima soul che prende possesso della sua musica
e di chi lo ascolta. Da scoprire !
dal
Corriere di Como del 22 ottobre 2002
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In
attesa del grande concerto di Jay Farrar, ex Uncle Tupelo e Son
Volt, previsto per martedì 29 ottobre, il Live Music Club
All'1&35circa di Cantù, continua a proporre grande musica. Domani
sera si terrà infatti il concerto del folksinger Fred
Eaglesmith, musicista canadese dotato di una voce possente e di
una carica live incredibile. Sulla scena da oltre un ventennio,
Eaglesmith ha prodotto una decina di ottimi lavori di matrice
roots rock come l'energico doppio cd live del 2001 Ralph's Last Show
e il recentissimo Falling Stars and Broken Hearts.
Il sud dell'Ontario è il centro della sua musica e suoi testi sono
fortemente influenzati dalla matrice rurale della sua terra. Sul palco,
per un brevissimo set, anche il cantante e virtuoso tastierista David
Zollo, che anticiperà così il suo show che si terrà mercoledì 23
ottobre e durante il quale presenterà il nuovo cd The Big Night.
Da segnalare, inoltre, che venerdì 25 ottobre sempre All'1&35circa,
l'istrionico cantautore milanese Folco Orselli presenterà il suo ottimo
debutto discografico La Stirpe di Caino. Queste sera spazio
invece alle cover degli Unplugged e alla Takamine blu del maestro Aldo
Guarisco.
dal
Corriere di Como del 19 ottobre 2002
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Dopo
il folksinger Andrew Morse, dopo lo scatenato Scott Finch e i bravi
Aldilà di Dalì, toccherà al "vagabondo" Dan Bern, concludere
una delle settimane live più interessanti proposte dal club canturino
All'1e35circa. Infatti questa sera con inizio alle 22.00 il musicista
dell'Iowa prosegue il tour europeo per la presentazione del nuovo cd
"New American Language". Primo lavoro stampato in
Europa, ha subito conquistato la critica specializzata ed avuto riscontri
positivi anche sulla stampa nazionale. Con questo ottimo disco,
probabilmente il migliore della sua carriera, Dan Bern continua
a raccontare le storie della sua America e dei personaggi che in qualche
modo ne hanno fatto la Storia. Nei suoi testi, sempre riflessivi e
positivi, vi si trovano spesso dialoghi immaginari e storie impossibili
come quella di Marylin Monroe che sposa Henry Miller invece di
Arthur o di un incontro con Dio al quale chiede di tornare indietro
nel tempo per poter togliere la pistola a Kurt Kobain o per poter
incontrare Hitler a Berlino. God Said No, questo il titolo della
canzone, ci mostra il lato onirico di Dan Bern quello che sogna un nuovo
linguaggio d'amore attraverso il quale poter ricominciare. A metà
anni '90 anche la Sony si accorse di lui e dopo aver registrato un
Ep arrivò lo splendido Dan Bern, omonimo esordio
discografico, che conteneva tra le altre la già citata Marylin
e la splendida Jerusalem. Ma sono l'intensa attività live e
la sua capacità di cantastorie ad attirare su di se l'attenzione del
pubblico, un magnetismo innato che lo porta ad essere uno dei pochi
musicisti in grado di coinvolgere la platea anche nelle situazioni nelle
quali non è accompagnato da una band. Ricorda molto il Bob Dylan
degli anni '60 quello acustico e folk degli inizi con molti sorrisi in più
e tanta voglia di essere solo Dan Bern.
dal
Corriere di Como del 12 ottobre 2002
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Folk. Il
cantautore che si esprime al meglio con la sola chitarra
Ecco Dan Bern l’ultimo raccontastorie
di Alessio
Brunialti
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Quando
a un folksinger viene affibbiata l’etichetta di “nuovo Dylan” cerca
subito un oggetto di ferro da toccare (per i meno signori, la mano corre
velocemente tra le gambe). E’ un’etichetta che rappresenta quasi
sempre un bacio della morte. Il primo, e unico fortunato, fu Springsteen
che, per questo motivo, fu scambiato per un cantautore intimista invece di
essere cosnsiderato il rocker che era già allora. Con il risultato che il
suo primo album non era né carne né pesce. Poi una pletoria di altri,
tutti, più o meno, caduti nell'oblio. Uno degli ultimi, in ordine di
tempo, è Dan Bern, dall’Iowa con furore, stasera alle 22 sul palco del
club canturino All’Unaetrentacinquecirca di via Fossano 20. E, bisogna
dire, se la merita questa etichetta: è un “raccontastorie” della più
nobile specie che, pur non disdegnando l’accompagnamento di un piccolo
gruppo, si esprime al meglio soprattutto quando è armato di una semplice
chitarra acustica. I suoi testi ricordano quelli dello Zimmerman più
caro, quello Freewheelin’ , a ruota libera, di quarant’anni fa.
Soprattutto per l’ironia con cui è capace di dipingersi come nuovo
messia in Jerusalem (che potrebbe essere una via di mezzo tra All I Really
Want To Do e Talkin’ World War III Blues ), di ipotizzare che Marilyn
Monroe avesse sposato non il commediografo Arthur Miller ma l’Henry
Miller dei due “tropici erotici”, con tutte le conseguenze del caso.
E’ un habitué, a Cantù. Nella sua ultima venuta, faceva un caldo
insopportabile, ha abbandonato il palco per mettersi a suonare in strada.
Come un busker. Come un artista vero.
da La
Provincia di Como dell'12 ottobre 2002
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Live
La band milanese questa sera All’unaetrentacinquecirca di Cantù
Aldilà di Dalì, qualcosa di originale
di Alessio
Brunialti
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P rosegue
l’ondata di concerti al club canturino All’unaetrentacinquecirca di
via Fossano 20. Sul palco, stasera alle 22, gli Aldilà di Dalì. Nascono
nel ‘93 a Milano da un’idea di Carlo Zerri (pianoforte e tastiere),
Gipo Gurrado (chitarra e voce) e Lorenzo Mondinari (sassofoni). Al
progetto, dopo vari cambi di formazione, si uniscono stabilmente il
batterista Toni Boselli e il contrabbassista Stefano Risso. La band si
distingue per l’originalità della propria “canzone d’autore” e
cita come referenti gli Avion Travel , la Dave Matthews Band, Vinicio
Capossela (che è stato anche loro ospite in concerto) e Luigi Tenco. Nel
‘94 con Ci penso un po’ entrano nella rosa dei finalisti al «Premio
Città di Recanati - Nuove tendenze della canzone d’autore». Nel
settembre dello stesso anno sono invitati al festival «Milano Canta» al
Nazionale. Nel giugno ‘95 si esibiscono allo Smeraldo per la finale del
concorso «Bubble Gum». Dopo tanti concerti in Italia e in Europa, nel
‘96 esce il primo album, omonimo e autoprodotto, che raccoglie critiche
eccellenti dalla stampa specializzata e anche un insperato successo di
pubblico che spinge la band a una ristampa. Altra esperienza fondamentale,
nel ‘98, Cosacambia - Canzoni d’autore per un attore e qualche
bell’accordo , uno spettacolo teatrale/musicale scritto dagli Aldilà di
Dalì e realizzato in collaborazione con il Teatro Fumagalli di Vighizzolo
che vede impegnati sul palco il quintetto della band, un quartetto d'archi
e l’attore David Zampieri. L’anno scorso è uscito il secondo cd, D’orinavanti
, un altro ottimo risultato ma la band non vuole stare ferma e ha già
pronti i brani per un altro album. Intanto continuano i concerti che la
confermano come una delle più belle realtà musicale lombarde (e non
solo).
da La
Provincia di Como dell'10 ottobre 2002
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Scott
Finch, tecnica sopraffina al gusto rock
di Maurizio
Pratelli
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Se
esiste un rock che va oltre i suoni, oltre le emozioni, suscitando
visioni di immagini e colori nello
spettatore, Scott Finch ne è un esempio mirabile. La sua performance di
ieri sera All'Unaetrentacinquecirca è stata semplicemente spettacolare,
dimostrando ancora una volta, che incredibile fucina di talenti sia il
sottobosco musicale americano. La sua carriera, iniziata solista nei
sessanta, è poi proseguita attraverso vari gruppi tra cui i Gypsy - con
i quali sono appena stati ristampati due dischi - e gli attuali Blues O'Delics.
Se le lacune di molti artisti non hanno mai prodotto dischi dal vivo, al
contrario Scott Finch, dotato di tecnica sopraffina, virtuosa e mai
leziosa, ha dato proprio con Live Groove la miglior prova della
sua incredibile tecnica. Proprio gli episodi di questo disco dal vivo, sono
stati l'ossatura fondamentale del concerto di Cantù. Il pubblico è
stato letteralmente trascinato dalle improvvisazioni rock psichedeliche,
dal jazz sperimentale e dal blues, in una miscela musicale
personalissima sfuggevole alle definizione più ovvie che portano Scott
Finch, almeno stilisticamente, ad essere accostato all'immortale Jimi
Hendrix. E sul palco grande impressione hanno destato anche il
batterista Dave Braun, asciutto
e preciso, e il bassista e cantante Peter Alt dotato di una voce di
notevole spessore. La Fender di Finch ha coinvolto e travolto tra
composizioni proprie come Scott's Boogie, Haze Of Mother Nature, The
Velvet Groove, Spanish Castel Magic e cover d'autore. Rifare con
classe e personalità artisti come Neil Young, Bob Dylan è
dimostrazione di grande talento e Fire di Hendrix ha dato
davvero fuoco ad un live superbo. A gettare acqua su un palco ancora
fumante di rock blues ci penseranno questa sera alle 22.00 i milanesi
Aldilà di Dalì. Il gruppo, composto dal pianista Carlo
Zerri dal chitarrista e cantante Gipo
Gurrado, dal sassofonista Lorenzo
Mondinari, dal batterista Toni Boselli
e dal contrabbassista Stefano Risso, si
muove con agilità tra jazz, cantautorato e rock. Molti i punti di
riferimento ai maestri nostrani come Paolo Conte e Vinicio
Capossela ma anche a Dave Matthews, la cui voce viene spesso evocata da
Gipo Gurrado. In attesa dell'imminente nuovo cd, saranno le ottime canzoni
di Dorinavanti, pubblicato nel 2000, a riempire buona parte
della scaletta.
dal
Corriere di Como dell'10 ottobre 2002
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Rassegne
Quasi un minifestival quello che il club «All’unaetrentacinquecirca»
allestisce a partire da stasera fino a sabato Cantù mette sul palco un
poker d’assi
Si parte con Andrew Morse - Poi Scott Finch, Aldilà di Dalì e Dan Bern
di Alessio
Brunialti
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E
’ quasi un mini festival quello proposto dal club canturino All’unaetrentacinquecirca
di via Fossano 20 che ospiterà quattro artisti, tutti di grande livello,
a partite da questa sera fino a sabato. Si parte con Andrew Morse per
proseguire domani sera con il funambolico chitarrista Scott Finch, poi gli
Aldilà di Dalì e, sabato, il ritorno del grande Dan Bern. Ma stasera la
scena è tutta per Morse. Ha pubblicato un solo album, Nightbook , cinque
anni fa anche se sul mercato europeo è arrivato solo oggi. Morse ha
cominciato a suonare giovanissimo influenzato dagli artisti country più
sanguigni, tenendo, comunque, le orecchie ben dirette anche verso il rock
californiano degli anni Settanta. Il risultato è un amalgama convincente
e, soprattutto, vero, degno di un artista che non cerca compromessi con la
sua musa, fiero di cantare storie di tutti i giorni, rese grandi e uniche
da una musica penetrante e viscerale. E viscerale è senza dubbio
l’aggettivo più adatto per descrivere Scott Michael Jenecke, vero nome
di Scott Finch. Classe ‘50, nativo di Milwaukee nel Winsconsin (quella
di Happy Days ), è cresciuto in una famiglia di musicisti. A folgorarlo
veramente sulla via del rock fu la storica esibizione dei Beatles all’
Ed Sullivan Show . Allora nacquero i Palmettos, prima band dedita al pop
di marca Fab 4. Ma in agguato c’erano due dischi che gli avrebbero
cambiato la vita: si tratta di Disraeli Gears dei Cream e di Axis: Bold As
Love della Experience di Jimi Hendrix. E fu soprattutto il mancino di
Seattle a segnare la via del suo stile sulla sei corde, incontenibile e
pirotecnico. Finch ha debuttato con un 45 giri alla fine dei Sessanta per
poi unirsi alla boogie band Palmer House e, alla fine del decennio
successivo ai White Lie, un altro gruppo pop. Ma il pieno delle sue
potenzialità lo espresse solo nell’86, con la nascita dei Gypsy. Oggi,
grazie alla spezzina Comet Records, è artista riconosciuto in tutta la
sua grandezza. Alta qualità anche quando si parla degli Aldilà di Dalì.
Milanesi, festeggeranno il prossimo anno il decennale di attività,
partita da un’idea di Carlo Zerri (pianoforte e tastiere), Gipo Gurrado
(chitarra e voce) e Lorenzo Mondinari (sassofoni) cui, in tempi più
recenti, si sono aggiunti Stefano Risso (contrabbasso) e Toni Boselli
(batteria). Le loro influenze sono disparate, dagli Avion Travel alla Dave
Matthews Band, a sottolineare la versatilità di un gruppo che ha già
alle spalle due album (uno omonimo e Dorinavanti ) e che si è esibito nei
principali locali del Nord Italia, forte delle partecipazioni ai
principali festival della Penisola. Ora è pronto anche il terzo lavoro
discografico. Dan Bern è una vecchia conoscenza di Cantù. Il suo ultimo
concerto risale a pochi mesi fa quando stupì non poco decidendo, faceva
veramente molto caldo, di mettersi a suonare per la strada, come un
busker, e poi, per arginare le proteste dei vicini, tra i tavoli come un
troubardor del Greenwich Village. E, in effetti, di tutti quelli che sono
stati marchiati, più spesso che no a sproposito, del marchio di “nuovo
Dylan” è il più dylaniano di tutti.
da La
Provincia di Como dell'8 ottobre 2002
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Cromosomi
rock d'autore sul palco di Cantù
di Maurizio
Pratelli
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Inizio
di stagione con un doppio grande appuntamento live All'1e35cira.
Infatti, sul palco dello storico club canturino, mercoledì 9 ottobre si
esibirà Andrew Morse e giovedì 10 grande attesa per
il concerto di Scott Finch con i suoi Blues-O-Delics.
Proveniente dall'Alabama, Andrew Morse, è un cantautore che porta nei
propri cromosomi musicali il Bob Dylan degli anni '60, quello acustico e
con una forte matrice folk. A tratti ricorda anche lo scomparso Jim
Croce e tra i suoi colleghi di oggi l'accostamento a Jeff Finlin e Dan
Bern è inevitabile. In questa tournèe presenterà Nightbook il
suo ultimo cd pubblicato anche in Italia dall'etichetta indipendente
Club De Musique, un ottimo lavoro cantato con classe e suonato con
sobrietà. Su tutt'altra onda sonora si muoverà invece l'esibizione di
Scott Finch, portentoso chitarrista di Milwakee. Il suo rock blues
sanguigno e passionale, come testimonia lo splendido doppio cd del 2001 Live
Groove, lo porta ad essere, insieme al bassista e cantante Peter
Alt e al batterista Dave Braun, uno degli artisti più interessanti
da seguire in chiave live. Nato musicalmente ascoltando i Beatles la
vera folgorazione per Scott Finch arriva con Axis Bold as Love
di Jimi Hendrix, un album fortemente caratterizzato dalla chitarra e dal
quel wah-wah assolutamente nuovo per quei tempi, ma anche Disraeli
Gears dei grandi Cream di Eric Clapton è un disco che lascia profonde
influenze. Con questi maestri Finch diventa nel tempo
un vero virtuoso della sei corse ed è ancora vivo il ricordo della
sua partecipazione al Torrita Blues Festival quando, dopo solo due pezzi
con la musica di The Velvet Groove - il suo ultimo
album in studio - si era già impadronito
totalmente dell'audience. La voce di Peter Alt scaldava il pubblico e la
chitarra di Finch dava fuoco al palco; dopo Jeff's Boogie di Jeff
Beck seguita da una caldissima The Wind Cries Mary nella
piazza un plotone di fans si scatenò entusiasta sotto il palco.
Due grandi concerti attendono quindi gli appassionati ai quali
il weekend riserverà altre grandi sorprese live. Per il concerto di
Scott Finch è consigliata la prenotazione.
dal
Corriere di Como del 27 settembre 2002
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Live/Sul
palco si sono esibite numerose star della canzone america
A Cantù due lustri di successi
Questa sera alle 22 festa per il decennale del club
All'1&35circa
di
Maurizio Pratelli
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Ci sarebbero
voluti i Ten Years After di Alvin Lee per poter festeggiare a
dovere i due lustri di attività
del Live Club All'1e35circa di Cantù. Infatti, dieci anni dopo, venerdì
27 alle 22.00, una speciale Jam Session darà il via ad una nuova
stagione che ancora una volta promette grande musica. Sul palco di
questo locale, diventato nel corso degli anni un luogo culto per
gli appassionati di musica americana, hanno suonato grandissimi
musicisti. Ricordarli tutti è impossibile ma alcuni nomi hanno lasciato
davvero il segno. Il grande Joe Henry che proprio quest'anno si è messo
in luce anche in qualità di produttore per lo splendido nuovo
cd del re del soul Solomon Burke, lo scomparso e immenso
Rick Danko bassista e cantante di The Band, Eric Andersen l'autore
di quel gioiello che è Blue River cantata con Joni Mitchell,
Elliott Murphy e Joe Ely accomunati per la grande amicizia con Bruce
Springsteen. E come dimenticare la splendida Victoria
Williams con il marito Marc Olson ex leader dei Jayhawks ? Il loro
show e l'esecuzione di Crazy Mary rimangono uno dei punti più
alti nella storia del locale. E tra gli emergenti una citazione la
meritano sicuramente Phil Cody, la sua versione di Straight To Hell
dei Clash fu memorabile, Bocephus King, ora ai primi posti delle charts
canadesi con il video di Eight And A Half e Dan Bern che
finalmente con New American Language sta ottenendo il successo
che merita. A tutti, indistintamente, va certamente
riconosciuta l'umiltà con la quale hanno saputo esibirsi, mettendo in
primo piano solo la musica. Il grande calore che si respira
nei club è stata la fiamma che ha accesso ogni serata. Alcuni
ancora ricordano un concerto che finì con Joe Ely che
accompagnava alla chitarra il grandissimo Townes Van Zandt durante una
recitata The Ballad of Ira Hayes. Da brividi !
Dopo lo show, i due si giocarono il caché ai dadi... Vinse Ely. Con
gli incassi son dolori per pagare i suonatori, cantava Vinicio
Caposela, un'altra star che ha fatto grande questo locale che prende il
nome proprio dal titolo di quella canzone contenuta nell'omonimo
album. E allora All'1e35circa si ricomincia e se non sarà la
chitarra dei Alvin Lee, ad aprire le danze ci penserà la Takamine
nera di Aldo Guarisco che con i suoi Unplugged ad
inaugurare una serata e una stagione ricca di sorprese.
dal
Corriere di Como del 27 settembre 2002
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“All’1e35”,
decennale con Jam Session
LIVE / Il Milonga di Lipomo si candida a raccogliere l’eredità
del
Capolago di Torno che ha dato forfait
Festa per l’anniversario dello storico locale canturino il 27 settembre.
Attesi anche i Sulutumana
di Maurizio Pratelli
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Dopo
i numerosi concerti che si sono svolti all'aperto, nonostante questa pazza
estate, con l'avvicinarsi dell'autunno i locali storici della musica dal
vivo sul Lario si preparano alla nuova stagione. Purtroppo, ai blocchi di
partenza, quest'anno mancherà uno dei locali più importanti della nostra
provincia, infatti, la "casa del blues", il mitico Capolago di
Torno ha dato forfait.
Dopo centinaia di concerti che hanno visto protagonisti i grandi bluesman
nostrani da Nick Becattini a Paolo Treves e americani, da Phil Guy a L..A.Jones,
i contributi Enpals e l'aumento delle spese, hanno costretto Ernesto
Barbone a dire basta. La grande passione per la "musica del
diavolo" non è bastata e così il locale verrà ceduto in gestione.
Si dice, ma è un'ipotesi tutta da verificare, che l'eredità musicale del
Capolago verrà raccolta dal Milonga di Lipomo che, già lo scorso anno,
si è posto all'attenzione degli appassionati con una importante rassegna
sulla musica d'autore. In attesa del nuovo programma che il club presenterà
a giorni, Luca Ghielmetti e Armando Corsi hanno anticipato, qualche giorno
fa, la nuova stagione con un concerto molto apprezzato dal pubblico
lariano.
Dall'altra parte, in quel di Cantù, dopo l'esibizione a suon di rock
degli americani Say Zuzu, il live club All'1e35circa si appresta a
preparare la Jam Session (forse anche i Sulutumana sul palco) che il 27
settembre prossimo, festeggerà i 10 anni di attività del locale e che
darà il via ufficiale alla nuova programmazione. Già dal mese di ottobre
sono previsti grandi concerti, su tutti spiccano i nomi di Scott Finch,
Dan Bern e soprattutto Jay Farrar, fondatore insieme a Jeff Tweedy dei
celebratissimi Uncle Tupelo che sul finire degli anni Ottanta, con il
compact disc No Depression diedero vita all'alternative country diventato
un genere cult negli Stati Uniti. Proprio quest'anno è uscito un album
antologico che riassume la carriera del gruppo poi divisosi tra Son Volt e
Wilco.
dal
Corriere di Como del 3 settembre 2002
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Le chitarre di Nolan e
Murphy anticipano la stagione live a suon di rock
di Maurizio
Pratelli
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E’
stato un debutto folgorante !
La nuova stagione live del club canturino All’1&35circa si è aperta
la scorsa domenica con il concerto dei Say Zuzu, che hanno dato vita ad
uno show all’insegna del rock. Quasi dimenticate, almeno dal vivo, le
origini roots, la band americana del New Hampshire, ha suonato rock’roll
con grande energia, lasciando
poco spazio ai momenti più acustici. La Gibson di Jon Nolan e la Fender
di Cliff Murphy hanno imposto un
grande ritmo, ben sostenuto dalla nuova sezione ritmica, sia Jon Pistey al
basso che Tim Nylander alla batteria, hanno mostrato grande personalità
ed affiatamento. Every Mile il nuovo cd dei Say Zuzu, con brani
come Lonely e Wish Me Well, è stato il più gettonato, è
l’album della svolta e il rock di cui trasuda, dal
vivo è stato folgorante. Non sono mancati brani tratti dallo splendido Bull
- molto incisiva la versione di Pennsylvania – o dai precedenti
Take These Turns e Highway
Signs & Driving Songs. La voce di Cliff Murphy, bella e calda e
quella di Jon Nolan, potente e grintosa, si sono alternate senza sosta
durante le due ore del concerto che ha vissuto il suo apice quando i Say
Zuzu hanno pagato il loro tributo alla storia del rock. Prima la stupenda
e tiratissima cover di Like a Hurricane di Neil Young poi
un omaggio agli Stones hanno “incendiato” il palco aprendo ai
Say Zuzu la strada dei bis tra l’entusiasmo del pubblico. Un grande
inizio che la chitarra hendrixiana di Scott Finch replicherà il prossimo
10 ottobre dando il via ad un serie di importanti concerti tra i quali
spicca, sempre ad ottobre, quello di Jay Farrar, ex leader, con Jeff
Tweedy, degli Uncle Tupelo fondatori dell'alternative country.
da Backstreets
le strade secondare della musica - settembre 2002
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ll
gruppo di Cliff Murphy e Jon Nolan apre questa sera la stagione del club
canturino «All’Una & Trentacinque circa» Say Zuzu: si rianima il
palcoscenico rock.
In ottobre sono attesi gli arrivi di Dan Bern e Jay Farrar degli Uncle
Tupelo
di
Alfredo del Curatolo
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Riapre il
tempio comasco del rock americano e annuncia una nuova stagione di stelle.
Dopo la consueta pausa estiva il palco di «All’Una & Trentacinque
circa» torna ad essere meta di songwriter e musicisti d’oltreoceano
(con qualche britannico e qualche italiano a “spezzare” l’atmosfera
country folk a stelle e strisce). Il mixer si riaccende questa sera con un
gustoso antipasto
della stagione, che prenderà il via ufficialmente ad ottobre. Arrivano
dal New Hampshire i Say Zuzu, formazione legata a un country-rock vecchio
stampo giunta al sesto album di una carriera di tutto rispetto. I due
fondatori della band, il cantante Cliff Murphy e il chitarrista Jon Nolan,
autore di gran parte delle composizioni, hanno da poco sostituito il
bassista (questa sera sale sul palco Jon Pistey) e il batterista, che è
l’esperto Tim Nylander. La recente pubblicazione, dal titolo Every Mile
segue di due anni il successo di Bull , disco maturo e graffiante che ha
consacrato i Say Zuzu come una delle realtà del genere cosiddetto
“Americana”. Il loro è un genere che spazia dal country di Willy
Nelson al folk-rock di Steave Earle, con tentazioni elettriche che
ricordano il primo (e l’ultimissimo) Springsteen e John Mellencamp. La
tournée europea di presentazione dell’album Every Mile , che può
contare su una buona distribuzione anche in Italia, è l’occasione per
far conoscere al pubblico brani che rappresentano la “summa” di un
percorso iniziato con l’alternative country e proseguito nel solco del
grande rock d’autore americano. Il concerto dei Say Zuzu avrà inizio
alle 22. L’ingresso al locale di via Fossano a Cantù è libero, con
obbligo della consumazione. Già ricco il carnet di ottobre, quando «All’una
& trentacinque circa» entrerà nel vivo della programmazione.
Spiccano i nomi del cantautore “dylaniano” Dan Bern (la cui esibizione
è prevista per il 12 ottobre e sarà aperta dal cantautore Andrew Morse)
la cui fama è in chiara ascesa dopo la pubblicazione dell’interessante
New american language , in cui si discosta dalle atmosfere tipicamente
legate al menestrello di Duluth per abbracciare un rock essenziale senza
rinunciare all’intelligenza dei testi (sua prerogativa fin dai tempi del
bellissimo disco omonimo con Jerusalem e I’m not the guy ) e alle
sferzate ironiche della sua voce. Quello di Bern è un ritorno a pochi
mesi dalla sua ultima apparizione in Brianza. Torna anche, a distanza di
qualche anno, il grande Jay Farrar (con tutta probabilità il 26 ottobre,
serata doppia con David Zollo). Chitarra e voce degli storici Uncle Tupelo,
gruppo di punta del country-rock indipendente americano, poi nei Son Volt,
Farrar ha pubblicato l’anno scorso il suo secondo disco solista
Sebastopol . Scarno, essenziale, quasi intimista, Farrar si presenterà
sul palco armato di chitarra e armonica con un carisma che fa il resto. In
arrivo (ancora da confermare la data) il bravo chitarrista cinquantenne
Scott Finch, autore del recente The velvet groove e già componente dei
Bluehand e dei Waltzing tunes. A novembre si parla di Naked Prey e Lee
Fardon. Con un sogno: in quel periodo è in Italia per un breve tour anche
il grande Elliott Murphy. Anche il suo sarebbe un ritorno davvero gradito.
Ciliegina sulla torta di una stagione che per il locale canturino si
annuncia come l’ennesima scorpacciata musicale di qualità
da La
Provincia di Como dell'8 settembre 2002
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Say Zuzu, la
strada del rock passa da Cantù
di
Maurizio Pratelli
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In
attesa dell'inizio della nuova stagione che inizierà ufficialmente ad
ottobre, il club canturino All'1&35circa, presenterà domenica 8
Settembre una grande anticipazione live. I Say Zuzu
gruppo roots-rock del New Hampshire, appena rinnovatosi nella sezione
ritmica, ma immutato nella leadership del duo Cliff Murphy e Jon
Nolan, presenteranno il sesto album di una carriera che li ha portati
a diventare uno dei gruppi di riferimento del cosiddetto genere
"americana". Il nuovo lavoro, Every Mile, che
giunge dopo il live del '99 e l'ottimo Bull, segna una svolta
verso sonorità decisamente più rock, con le chitarre elettriche
sempre in evidenza. Ancora affiorano momenti di alternative country e
di radici ma la band ha cambiato rotta, attraversando le strade che
partendo da Willie Nelson e passando da Neil Young arrivano fino a
Steve Earle e Bruce Springsteen. Distribuiti per la prima volta in
Europa dalla tedesca Blue Rose (disponibile in Italia attraverso la
Venus) i Say Zuzu, hanno finalmente l'opportunità di mettersi in
mostra a livello internazionale. In un momento in cui tutto il
movimento roots è in cerca
di nuove sonorità e contaminazioni, l'aggiunta del nuovo bassista Jon
Pistey e del nuovo batterista Tim Nylander, fortemente voluti da Jon
Nolan, hanno contribuito in maniera determinante a dare una
forte spinta verso un suono più duro. Questa tournèe, che
giunge dopo l'ottima critica ottenuta da Every Mile, darà
ulteriore luce ad un gruppo che con coraggio riparte dalla strada più
difficile, quella del rock. Dal vivo i Say Zuzu sono
davvero esplosivi, una band capace di miscelare chitarre, armonie
vocali (Roy Orbison insegna) e belle canzoni con assoluta naturalezza.
La voce di Cliff Murphy, intensa e matura più che mai saprà
certamente creare il giusto feeling con il pubblico. Il concerto
(ingresso con consumazione) avrà inizio alle 22.00 e sarà un grande
aperitivo in attesa delle esibizioni live di Scott Finch, Dan
Bern, e Jay Farrar sul palco il prossimo ottobre.
dal
Corriere di Como del 3 settembre 2002
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