Press & Review Marzo
 

Luca Crespi, flauto, whistles, uillean pipes degli Inis fail

Inis Fail, a Cantù una fetta d'Irlanda
di Paolo Moggi

Il covo lariano del blues e del rock americano, l'Unaetrentacinquecirca di Cantù ospita oggi alle 22 il folk irlandese con gli Inis Fail. La band si è formata a Saronno nel 1996, il giorno di San Patrizio il patrono d'Irlanda, si iniziativa di alcuni appassionati di musica tradizionale irlandese. In breve tempo consolidano un ampio repertorio che li porta ad esibirsi in varie manifestazioni culturali e in molti locali (festivals, pub, birrerie, live clubs, disco pub, discoteche, scuole, teatri, piazze) del nord e centro Italia ed anche sulla emittente televisiva TMC. Hanno all'attivo più di 200 concerti. La musica degli "Inis Fail" ha un impatto immediato sul pubblico e comprende: brani cantati tra i più famosi del repertorio tradizionale, numerosi set strumentali di danza (jigs, reels, polkas, hornpipes) molto coinvolgenti e arie lente dai toni dolci e malinconici; il tutto con accurati arrangiamenti che rappresentano il nuovo modo di suonare "tradizionale".

Altre informazioni su Inis Fail:

 

Foto

Folco e i cani scossi, la recensione della serata.

Folco scuote anche il pubblico di Cantù
di Maurizio Pratelli

Con assoluta certezza possiamo dire che ieri sera il pubblico del Club canturino "All'Unaetrentacinquecirca" si è trovato davanti ad un artista vero che, con le sue canzoni "ubriache", ha raccolto gli applausi che ogni "storia", cantata con voce roca e possente da Folco Orselli e i suoi musicisti, hanno meritato. Istrionico al punto giusto, è sempre pronto a sorprenderti con i suoi personaggi narrati e cantati. Artista che si colloca certamente a metà strada tra il primo Capossela e il grande Tom Waits al quale sono dedicati diversi tributi ottimamente interpretati,  Folco Orselli inizia a suonare la chitarra giovanissimo, componendo brani propri. Autodidatta al piano, ne '93 fonda il "Duo Caligola".  Il primo album "Sole che respira" sempre in quell'anno, supera le diecimila copie vendute. Segue un tour in radio di tutta Italia e partecipano come supporter alla tournèe di Zucchero e di Tina Turner. Nel '98 Orselli s'impegna in un nuovo progetto musicale: "La compagnia dei cani scossi" per i quali scrive musiche e testi.  Proprio ieri sera accompagnato da suoi fedeli Cani Scossi, batteria e piano (che si aggiungono alla grintosa chitarra acustica di Folco) che sanno ben interpretare l'atmosfera con cui Folco avvolge le sue storie dove spesso Milano è il luogo d'ispirazione, ha raccolto l'unanime consenso di chi lo conosce  e l'interesse di chi lo ha scoperto solo ieri.

Online Review  23.3.01



ùDom Mariani e la sua Gibson rossa - foto di Gian Franco Giudici





DM3, la recensione della serata.

Convincono gli australiani DM3 con una miscela beat e brit pop
di Andrea Parodi

Il locale canturino "All'unaetrentacinquecirca" si è ritagliato un posto di prim'ordine tra i club di live music del nord Italia per aver abituato il suo pubblico a una programmazione di altissima qualità dedicata in particolare ala cantautorato statunitense. L'altra sera il club di via Fossano, 20, ospitando gli australiani Dm3, ha strizzato l'occhio a sonorità più dure con echi beat e "poppeggianti". Le canzoni sono scivolate via una dietro l'altra catapultando gli ascoltatori nelle atmosfere dei Beatles e dei Byrds e lasciano il segno in un paio di occasioni, con Please don't lie e Foolish, canzone che il leader della band Dom Mariani aveva scritto e portato al successo con la sua precedente formazione, gli Stem. Molto riuscita e coinvolgente anche Move me, con un riff non proprio originale ma capace di entusiasmare a dovere i presenti. Il suono dei Dm3 è classico, si rifà al british  pop degli anni sessanta, anche se in alcuni frangenti non è molto distante dal sound di Tom Petty e dei primi Rem. La Gibson di Dom Mariani traccia le melodie sostenuta dal suono ruvido della telecaster di Kilian Albecht mentre le voci s'intrecciano stendendo un un godibile tappeto sonoro. Il concerto si è chiuso intorno a mezzanotte e, prima di abbandonare definitivamente il palco, la band regala due bis, Josephine e Up in the air. In occasione della loro tournèe italiana i Dm3 hanno realizzato un cd in tiratura limitata, dal titolo Italian Style, che è possibile acquistare ai concerti e che raccoglie 18 successi di cui alcuni in versione inedita. 

dal Corriere di Como del 22.03.01

«Dm3»: piace il rock senza fronzoli che viene dall’Australia
di Alessio Brunialti

Decisamente una bella sorpresa i Dm3, la band australiana ospitata dal club canturino «All’unaetrentacinquecirca» martedì sera. Dom Mariani e i suoi ci hanno dato veramente dentro nonostante il pubblico accorso non fosse dei più numerosi. Rock senza tanti fronzoli, pochi assoli e tanti sguardi divertiti tra i musicisti che dimostrano una verve inesauribile. Nella loro musica passa di tutto, dai Byrds più energici al Tom Petty più pop, passando per i primi Rem (quelli di «Murmur» e «Reckoning»), per i Kinks da quattro accordi, per i Troggs meno morbidi e anche per qualche viottolo che porta diretto alla scuola del Paisley Underground (Dream Syndicate e Rain Parade soprattutto). Non mancano gli influssi di due importanti band conterranee: gli Easybeats, dagli anni Sessanta, e gli Hoodoo Gurus, anni Ottanta (niente da fare per gli Ac/Dc). E allora? Abili riciclatori? Non solo: quando la citazione diventa stile si rischia di essere originali. E di certo brani come «Show Me», «I Know You Know», «Everything He Told Me» e «Move Me» riescono a vivere di vita propria. Insomma oramai nel rock’n’roll nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma.

dalla Provincia del 22.03.01

Altre informazioni sui DM3:

DM3, la presentazione della stampa.

Questa sera a Cantù gli australiani DM3
di Andrea Parodi

Stasera alle 22, il pub canturino "All'1&35circa" ospita la rock band australiana DM3. Dom Mariani (cantante, chitarrista e compositore del gruppo) fonda i DM3 a Perth, nel 1992, dopo una decina d'anni di esperienza con la band The Stems, con la quale incide un ottimo album intitolato "At First Sight". I DM3 si impongono subito all'attenzione della critica incidendo il singolo di successo "Foolish" e pubblicando, nel 1993, l'interessante albun d'esordio "One Time Two Times Three Red Light". Questa sera i DM3 presenteranno il loro nuovo album "Road to Rome". Venerdì sera alle 23.30, i DM3 si esibiranno su Rai 2 nella trasmissione "Perepepè", condotta da Gene Gnocchi.

dal Corriere di Como del 20.03.01

Live. Il Gruppo di Perth stasera All'Unaetrentacinquecirca.
Dall'Australia arrivano i "DM3" : la creatura del vulcanico Mariani
di Alessio Brunialti

Da Perth, Australia, a Cantù per la precisione sul palco del club All'1&35circa di Via Fossano, 20. E' stato un lungo viaggio quello dei DM3, di scena stasera alle 22, trio notissimo in madrepatria ma ancora poco conosciuto in Europa. Le origini risalgono ai primi anni ottanta con gli Stems del chitarrista Dom Mariani, band che poteva contare su un ampio seguito di pubblico e che ha infilato una bella serie di successi nelle classifiche australiane. Personaggio vulcanico, Dom Mariani non si limitava a quel gruppo e dava vita contestualmente a una serie di realtà musicali alternative: gli Stonefish, i Summer Suns, gli Orange e, i più fortunati del lotto, Someloves che si aggiudicarono anche un Wa Music Award grazi eall'album "Something or Other". Questa dispersione del potenziale portò allo scioglimento degli Stems. Ma, dopo un periodo di ripensamenti, Dom Mariani unì le forze al bassista Toni Italiano e al batterista Pascal Bartolone per dare vita a DM3 nel '92. Curiosamente il disco di debutto, "1 Times, 2 Times, Red Light", conquistò un inatteso primo posto in Finlandia (!). I buoni riscontri in Nord Europa hanno portato il gruppo a esibirsi al Rockslide Festival in Danimarca. Altri due album, "Garage Sale" e "Road to Rome", uno stop imposto dell'effimera reunion degli Stems, e i DM3 hanno consolidato il loro successo. Il prossimo cd è atteso per l'estate ventura. La musica ? Corposo e viscerale rock.

dalla Provincia del 20.03.01



 

Franco Limido e la sua magica armonica

Le "magie" di Franco Limido


Family Style, la recensione della serata.

Notte magica con i blues dei “Family Style”
di Maurizio Pratelli

E’ la fisarmonica di Franco Limido, suonata con gran classe, ad introdurre il pubblico nella notte blues che i Family Style hanno preparato per questo concerto “All’1&35circa. Il gruppo nasce nel 1994 nei pressi di Milano intorno alla passione per il blues dei fratelli Limido. Anni di intensa attività live e partecipazioni ai vari festival blues (tra cui Pistoia e Bluesland) finché nel 1998 stabiliscono la prima collaborazione discografica la Blue Fame Records di Milano. Due loro brani vengono inseriti nel cd “In Aid Of Amazonian People  e nel ’99 viene pubblicato il loro primo cd “Live Style” registrato interamante dal vivo. Proprio da questo cd vengono proposti  i pezzi originali più significativi quali "Rollin’over New Orleans" , "Livin’, Lovin’ Drinkin’ ", "Pub Crawl" oltre ai tributi ad alcuni maestri del blues come Jimmy Smith. Il gruppo è trascinato dalla grande verve comunicativa di  Franco Limido, che cerca con successo di coinvolgere il pubblico, non bastassero la sua voce e le sue armoniche che sembrano uscire dalle tasche di un mago per riapparire tra un microfono e l’altro in balia della magia del blues. Al suo fianco il fratello Marco, un vero talento della chitarra blues  (ha suonato con i Net Life la band di Cooper Terry, collaborato con gente come Model T.Boogie, James Thompson, Andy J. Forest e Arthur Miles ), con un tocco pulito e cristallino senza sbavature o virtuosismi fini a se stessi,  il suono della sua Hamer ha ricevuto spesso l’applauso spontaneo del pubblico che ha poi particolarmente gradito i pezzi suonati slide con una Fender Telecaster che Limido accarezzava con assoluta padronanza, davvero grande ! A dar corpo al suono dei Family Style un’affiatatissima  e solida sezione ritmica con Davide Bianchi al Basso e Gigi Biolcati alla batteria e percussioni. Sul palco è poi salita anche Chiara bella voce dei “Morning Wood Trio” (dal vivo questa sera sempre "All'1&35circa", ndr) che ben sostenuta dai Family Style ha cantato una bella versione della famosa "Mustang Sally" di Bonny Rice, resa celebre da Wilson Pickett  e poi ripresa per “The Commitments” il film di Alan Parker tratto dal bellissimo romanzo di Roddy Doyle, la ricorderete tutti nella versione cantata nel film da Andrew Strong, a proposito che fine ha fatto ? Dopo questa parentesi i Family Style riprendono i temi a loro più cari con Franco Limido che detta il suo blues, mostrando che l’esperienza fatta a Dublino, dove si era trasferito temporaneamente nel 1997 e dove ha avuto l’occasione di suonare con le migliori band di blues irlandesi, ha lasciato tracce del tipico calore che solo i pub della citta di Joyce sanno trasmettere. One more,  one more,  scandito a gran voce dal pubblico e l’applauditissimo bis conclude la serata. Fuori non ci aspetta il calore di New Orleans ma la pioggia, forse la stessa di Dublino.

Online Review  10.3.01



Lorenzo Livraghi al violino

Sabrina e Lorenzo, voce e chitarra dei Needle Case

 

 

 

Needle Case

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Needle Case

Needle Case, la recensione della serata.

Needle Case a Cantù ed è subito feeling
di Andrea Parodi

I Needle Case ? Davvero una bella sorpresa. Le loro ballate a metà strada tra il Cajiun, il bluegrass e ilo folk irlandese hanno lasciato un ottimo ricordo nel pubblico del locale canturino All'1&35 circa. Canzoni ariose e solari giocate sul dialogo continuo degli strumenti per tessere uno splendido tappeto sonoro intorno alla voce potente di Sabrina Morganti. Gli arrangiamenti dei brani sono stati curati da Lorenzo Livraghi (violino, mandolino e chitarra) che è riuscito a creare un suono personale e carico di passione che rispecchia pienamente i suoi gusti musicali che vanno da Tim O'Brien a Norman Blake. Il pubblico si è divertito ad ascoltare le nuove vesti sonore che i  Needle Case sono riusciti a dare a brani come Ol'55 di Tom Waits, A man in in love di Mike Scott e Time after time di Cindy Lauper. Molto bella  la rilettura di Walk Slowly, ballad della misconosciuta cantautrice Cathrein Crayg, impreziosita da uno splendido gioco di voci. La voce cupa e profonda di Federico Pintus (pianoforte e fisarmonica) ha "doppiato" magostralmente quella di Sabrina creando atmosfere particolari, sostenute dall'ottimo lavoro di Paolo Rossetti (basso) e Santo Pirrotta (batteria).

dal Corriere di Como del 2.03.01

Needle Case la presentazione della stampa

Concerti
A Cantù l’ex fiddler dei De Sfroos porta al debutto il suo gruppo
Livraghi gioca la carta Neddlecase
Un tessuto sonoro interamente acustico tra «irish tunes», bluegrass e cajun
di Andrea Cavalcanti

Torna a farsi sentire l’ex fiddler dei De Sfroos. Sì, “dei” De Sfroos, non della Davide Van De Sfroos Band. E il “talent scout” è lo stesso: quel Giulio Bianchi che tanto contribuì a “lanciare” i De Sfroos. «Sì, cè anche il mio nome tra i musicisti dell’album «Manicomi» che lanciò Davide (Bernasconi, ndr). Ma è storia vecchia. Quel gruppo non esiste più: adesso ne ho uno mio di nuovo». In quell’album della mitica band di rock laghée - poi sciolta nel ’97 proprio dopo l’uscita del cd - c’era anche lui: Lorenzo “Mc Inagranda” Livraghi, fiddler e mandolinista di notevole gusto: suo il morbido arpeggio nella fortunata ballad «El fantasma del lac», suoi i ricami di slide guitar in quella canzone - «La curiera» - ormai diventata una sorta di «Io vagabondo» dei “desfans” di Bernasconi che, come anche i sassi sanno, ha proseguito su un cammino più cantautorale sfornando, con la sua “band”, «Brèva & Tivàn» e «Per un poma» e poi realizzando «Capitan Slàff». Ma, di Davide, Livraghi evita volentieri di parlare. Ha altro da fare. Stasera, alle 22, sul palco del club canturino All’una e trentacinque circa di via Fossano 20 (infoline 031/71.44.48), farà debuttare i suoi Needlecase («porta-aghi»), progetto musicale che definisce «lo sfogo di una voglia»: “cucire” brandelli musicali della più svariata provenienza, al di là di stili, mode e connotazioni etniche e linguistiche. Così, nel suo nuovo “porta-aghi”, Sabrina Morganti (voce solista), Federico Pintus (piano e fisarmonica), Paolo Rossetti (basso) e Santo Pirrotta (batteria e percussioni) sono gli abili sarti che lo aiutano a confezionare un tessuto sonoro totalmente acustico, un variegato puzzle di irish tunes, old time music, ballate country, bluegrass e cajun. La scelta del repertorio, impostato su cover versions, testimonia la predilezione del gruppo proprio per il bluegrass e, in particolare, per Tim O’ Brien. Non mancano, però, accentuate influenze cajun soprattutto quando a condurre le danze è la fisarmonica. Un progetto, questo dei Needlecase, all’insegna dell’eclettismo più marcato. Così stasera, a Cantù, la curiosità sarà davvero tanta: i Needlecase si propongono come la “rivelazione” comasca di quest’anno.

dalla Provincia dell'1.03.01

Irlanda e Louisiana insieme a Cantù
di Andrea Parodi

Questa sera a partire dalle 22.30 si esibiscono sul palco del Club canturino All'1&35circa i Needlecase folk band della "middle west coast lariana" con radici musicali profondamente affondate tra Irlanda e la Louisiana. Attraverso gighe, irish tunes, ballate country bluegrass, cajiuns, i "Needlecase" vogliono  conquistare e coinvolgere il pubblico del club da sempre buon intenditore di musica e aperto alle sperimentazioni. Splendida la scelta dei brani che, oltre a piccole gemme della musica popolare, propone splendide canzoni selezionate con gusto dai componenti della band. Il loro repertorio spazia da Song from the end di Mike Scott a Ol'55 di Tom Waits, da Man get name to all animals di Bob Dylan a Time after time di Cindu Lauper. Tutti i brani sono stati riarrangiati dalla band e vantano il timbro personale del sound di Tim O'Brien e Norman Blake. I "Needlecase" hanno iniziato il loro cammino musicale nel 1998 dall'incontro di Lorenzo (violino e mandolino) e Federico (tastiere, fisarmonica). Al duo con il passare del tempo si sono aggiunti altri musicisti fino ad arrivare all'attuale formazione con Paolo al basso, Santo alla batteria e Sabrina alla voce. 

dal Corriere di Como del 2.03.01



L’inchiesta / 11
Sostanzialmente due nel Comasco i locali che propongono concerti di qualità. Torno-Cantù l’asse dei migliori live
Le «isole felici» Capolago e All’una e trentacinque circa
di Andrea Cavalcanti

Due isole felici. Il wine bar Capolago di Torno e il club All’una e trentacinque circa di Cantù. Senza dimenticare il Birimbao di Bellagio ora chiuso per lavori (il buon Flavio riaprirà a fine marzo). Restano così fondamentalmente due i locali che, nel Comasco, propongono esclusivamente musica dal vivo di qualità. Una scelta coraggiosa, “politica”, che esclude automaticamente il pubblico più commerciale. Tra Capolago e All’una e trentacinque circa esiste un reale “gentlemen’s agreement”. «Dalla programmazione, ho notato che a Cantù arrivano concerti di indubbio interesse e certamente di qualità» commenta Ernesto Barbone del Capolago, da sempre amico dei bluesmen comaschi. «I musicisti che suonano a Torno sono tutti di ottimo livello» ribatte Carlo Prandini dell’All’una e trentacinque circa. A Torno, fa da “giudice” Lorenzo Canali , 43 anni, di Como, editore radiofonico (di Radio Studio Vivo): «Sono quei locali che compensano la mancanza di proposte di qualità in città». Del resto, non si pestano i piedi. Per i suoi concerti, il Capolago ha individuato il blues , il rhythm’n’blues e il jazz come generi di riferimento: per gli “eventi” del venerdì sera, arrivano tutti artisti di un certo nome a livello nazionale - tra i più affezionati al club di Torno Gigi Cifarelli, Nick Becattini, Max Prandi, Tolo Marton, Antonio Onorato, Laura Fedele, Fabio Treves con la sua Blues Band, Max Bertagna e i Soul & Energy di Sergio Montaleni - e, talvolta, nomi internazionali - dipende dai costi e dalle date dei tour - quali L. A. Jones, Phil Guy, Maurice T. Vaughan, Andy J. Forest, Peaches Staten e tanti altri. Il sabato sera, invece, spazio alle cover-bands ma mai “becere”. Al Capolago, in pratica, è passata la “crema” del blues italiano. Entro l’estate, il club di Torno dovrebbe sfornare un suo album antologico con gli estratti dei migliori concerti in tre anni. Frequentato spesso da musicisti, è stato sede del live autoprodotto dei Fathers & Sons. Diversa la scelta dell’All’una e trentacinque circa. Qui i generi musicali di riferimento sono il folk rock - per il quale, da anni, funziona un interessante gemellaggio con le iniziative del promoter varesino Carlo Carlini - quindi il country , il reggae e la canzone d’autore . Non è un caso che siano passati da Cantù folksingers di valore quali Joe Ely, Eric Andersen, Joe Henry, Ruth Gerson, strumentisti quali Popa Chubby, Bocephus King e Peppino D’Agostino e apprezzati cantautori italiani quali Capossela, Bubola, Lolli, Grecchi. Capolago e All’Una e trentacinque circa: due validissimi esempi da imitare. Andrea CavalcantiNon è un mistero che il club canturino All’una e trentacinque circa - in via Fossano 20 (telefono 031/71.44.48), aperto la mattina da lunedì a venerdì e la sera da partedì a domenica fino all’una, il venerdì e il sabato fino alle due - prenda il suo nome dall’omonima canzone di Vinicio Capossela , tra gli altri, uno dei primi cantautori italiani ad esibirsi nel locale aperto nel settembre ’92. «Sin dall’inizio, la programmazione del locale è stata indirizzata su musica di qualità e cabaret» spiega il titolare Carlo Prandini , 40 anni, di Lomazzo e residente a Cantù. E prosegue: «Da noi si sono esibiti Aldo Giovanni e Giacomo, Antonio Albanese, Marina Massironi, Mario Zucca, Antonio Cornacchione, Max Pisu, Fontana, insomma la crema del cabaret italiano. da qualche anno, però, proponiamo solo concerti e anche qui la lista degli artisti è lunghissima. Solo tra gli americani, abbiamo avuto ospiti Joe Ely, Rick Danko, Andy White, Popa Chubby, gli Holmes Brothers, Eric Andersen, Ruth Gerson, Phil Cody, Bocephus King, Tom Russell, Joe Henry e tanti altri. Tra gli italiani “notabili” Vinicio Capossela, Massimo Bubola, Brando, Massimo Priviero, Luigi Grecchi, Claudio Lolli, Graziano Romani... La nostra clientela? Compagnie e un giro di appassionati di musica tra i 25 e i 45 anni». Sabato sera, concerto dei Rakasta . «Musica di qualità nel Comasco? Solo in due locali: qui e al Capolago. 

dalla Provincia dell'1.03.01

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