Press & Review concerti di maggio
 

 

 

 

 

"Under my skin" l'ultimo lavoro di David Todoran

"Solstice" il cd del 1988 di Todoran

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

David Todoran e le sue ballate conquistano anche Cantù
di Andrea Parodi
di Andrea Parodi

Sono piaciute le ballate acustiche del songwriter statunitense David Todoran che si è esibito venerdì sera nel club canturino All’una & 35 circa. Nato nel 1959 nell’Indiana, lo stato di John Cougar Mellencamp, Todoran ha presentato, chitarra e voce, i suoi due album Solstice (1998) e Under My Skin (2000). La sua impostazione vocale è molto particolare, ricorda nei toni alti quella di Bob Dylan, e il suo modo di suonare la chitarra è vicino a quello di Steve Earle. Il concerto alla lunga fa sentire la mancanza di una band alle spalle o almeno di una seconda chitarra. Le ballate di Todoran (Never Said never, Better Days, This World, Angelina, A milion Miles… ) sono molto belle e una chitarra slide avrebbe contribuito a valorizzare le pause e le accelerazioni che le caratterizzano. Todoran a fine serata ci racconta di essere cresciuto ascoltando i dischi di Neil Young e di Bob Dylan e soprattutto di Townes Van Zandt, che come pochi è riuscito a sposare una poetica letteraria colma di simboli e di metafore con un linguaggio diretto e immediato. Nei suoi progetti futuri ci sarà presto un nuovo album, per il quale ha già scritto circa 25 canzoni. Il prossimo lavoro proseguirà il cammino tracciato dai primi 2, tra l’elettrico e l’acustico, tra il folk e il rock e sarà prodotto ancora una volta dall’ottimo chitarrista Ian Spanic.

dal Corriere di Como del 13.05.01

Presentazione

Live. A Cantù le radici americane di Todoran
di Alessio Brunialti

Ancora musica americana d'autore al club canturino Allunaetrentacinquecirca di via Fossano 20. Di scena, alle 22, David Todoran, artista dell'Indiana per la prima volta in tournée in Italia. Gli inizi sono quelli comuni a tanti altri: l'ascolto e la passione per la musica “giusta”, i primi rudimenti di chitarra, qualche canzone sulla falsariga degli inevitabili modelli, timide esibizioni nei club fumosi che rappresentano una sorta di leva obbligatoria per ogni folksinger che si rispetti (forma il carattere, ti dicono). La svolta avviene nel 1988 quando un brano, «Haunted By A Dream», spinge Todoran e la sua band dell’epoca, i Red Belly Boys, alla finale del Seagram’s National Talent Search, la classica vetrina di nuove proposte che gli ha dato modo di mettersi in mostra, soprattutto nel suo Midwest dove ha vinto, per tre anni di fila, l’Indiana Music Award. Una musica come la sua, che si rifà alle radici (chiamatele roots, alternative country, americana o come vi pare) e che, di certo, non può trovare forti sbocchi commerciali nelle classifiche nazionali. Ma attira l'attenzione di Ian Spanic degli Spanic Boys, duo di cui Todoran è un grande fan, che produce l’ottimo «Solstice», un disco recensito con toni entusiastici da tutta la stampa specializzata. Squadra che vince non si cambia e l'anno passato il medesimo team autore-produttore ha sfornato «Under My Skin», ottenendo ancora critiche lusinghiere.

dalla Provincia di Como dell '11.05.01


Gli USA a Cantù David Todoran tra country e rock
di Andrea Parodi

Prosegue la rassegna dedicata al grande rock d’oltreoceano al club canturino All’una & 35 circa e l’ospite di questa sera sarà il cantautore dell’Indiana David Todoran (inizio concerto ore 22.30 – info 031 714448). Il suo ultimo album, intitolato Under my skin, si è imposto all’attenzione della critica specializzata che ha accostato il suo stile a quello del primo Mellencamp e soprattutto al country rock di Steve Earle. Todoran compone con la chitarra splendide ballate elettro acustiche che raccontano i paesaggi desolati dell’America rurale, come l’honky tonky Here you are e la delicata Angelina. Il successo che sta riscotendo David Todoran lo si deve anche agli Spanic Boys che dopo aver ascoltato l’ottimo Solstice del 1998 che conteneva la trascinante ballata This world, hanno iniziato a seguire l’artista dell’Indiana fino a produrre il suo ultimo album. Questa sera Todoran cercherà di trasportare gli ascoltatori nei luoghi che hanno ispirato la sua musica, giocando sul connubio tra le melodie terse ricamate dalla chitarra acustica e la sua voce calda e capace non solo di cantare, ma anche di raccontare. Country, folk, roots, musica d’autore si fondono nelle canzoni di David Todoran in una poetica rock tracciata da Steve Earle e dagli Uncle Tupelos all’inizio degli anni novanta e che in quest’ultimo periodo si è imposta radicalmente sul mercato discografico statunitense. David Todoran è uno dei portavoce di questo nuovo genere, denominato “Americana” o “Alternative Country” capace di portare con se la tradizione e il moderno, l’acustico e l’elettrico, il rock e la poesia…

dal Corriere di Como dell'11.05.01

Altre informazioni:
Biografy
Sito Ufficiale



Bocephus King

Andrea Parodi e Paul Rigby

 

Il mitico Keith Rose al basso

 

 

 

 

 

 

 

 

Bocephus King

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Live All'1&35circa
Con una vibrante serata acustica si è chiusa tra le emozioni 
la tournèe di Bocephus King e Andrea Parodi
di Maurizio Pratelli

Si è conclusa giovedì sera All’1&35circa di Cantù la tournèe italiana di Bocephus King, accompagnato in alcune date da Andrea Parodi. Si è conclusa proprio nel locale dove l’artista canadese e il nostro cantautore  si erano conosciuti, dando il via ad un sodalizio professionale fatto di amicizia e grande passione per la musica. Dopo le date “elettriche” che per  tre settimane hanno portato Bocephus e la sua band ad esibirsi con grande successo per mezza Italia, un finale acustico è stato il miglior modo per congedarsi da un pubblico che lo segue con grande affetto. E’ Andrea Parodi ad aprire la serata, con Paul Rigby alla chitarra, unico superstite dei Rigalattos, la band che accompagnava Bocephus nelle precedenti tournèe. Andrea inizia con “Il Killer del Tennessee” una ballata incalzante, prosegue con “Carolina” (brano di Townes Van Zandt in versione italiana)  e poi con “Le piscine di Fecchio” canzone amara cantata con il cuore e che darà il titolo al primo cd di Andrea Parodi prodotto proprio da Bocephus King e di imminente pubblicazione. E’ un bellissimo inedito “Pane arance e fortuna” a chiudere il mini set di Andrea che dimostra di essere qualcosa di più di una semplice promessa, i testi sono ottimi, ha una voce particolare ed intensa e la sua passione coinvolge in tutta la sua purezza. Paul Rigby resta sul palco e viene  raggiunto dalla band al completo, con  Bocephus King trascinato da grandi applausi e che per questa occasione abbandona il suo tradizionale cappello calato fino agli occhi. Si capisce subito che è una grande serata  che Bocephus e tutti i musicisti, se pur provati da una lunga tournèe hanno ancora voglia di suonare e lo fanno con una tale intensità che non finisce mai di sorprendere. La superba voce di Bocephus a farla da padrone, la chitarra di Paul Rigby (per l’occasione una 12 corde Gibson), ad accarezzare ogni canzone, sezione ritmica con Barry Mirochnick alle percussioni e Keith Rose al basso e a sorpresa il tastierista Ford Pier imbraccia e suona con classe una telecaster che un appassionato di “vintage”  avrebbe voluto far subito sua. E’ un susseguirsi di canzoni e di emozioni, con  i pezzi di “The Blue Sickness”  che vengono resi assolutamente indimenticabili, da  Mess of Love” a “Josephina”, tra i quali,  ogni tanto spuntano,  come preziose gemme, cover superbe, da John Prine a Bruce Springsteen. Tra l’altro, la tournèe è stata anche l’occasione per riportare alla luce il primo lavoro di Bocephus King, “Joco Music”, introvabile e ora ristampato, una bella sorpresa per i fans di Bocephus King che anche in Italia stanno diventando davvero numerosi. Torna sul palco Andrea per un siparietto assolutamente divertente, Bochepus intona “Nowhere At all” (dal secondo cd “A small good thing”) e Andrea che ha inciso questa canzone (in italiano è diventata “Lui non c’è più”), traduce ogni strofa districandosi con bravura tra l’istrionismo e le invenzioni di Bocephus che coinvolge tutto il pubblico: “look at the moon, look at the moon, I never get tired of songs about the moon” canta con voce roca alla Tom Waits. E’ a questo punto con Keith “Jumping” Rose che non riesce più  a trattenere il suo corpo, che  salta e ruota snodato intorno al suo basso, che tutti sono pronti per il momento più “roots” della serata, no, non stiamo parlando di  un pezzo di Woodie Guthrie, ma per “riportarci” in Italia con un volo diretto da Vancouver ci pensa una “Calabrisella Mia” che Bocephus inizia con Andrea e finisce con un pubblico, che lo accompagna con trasporto. Non ci sono più freni, più confini, comanda il cuore, comanda la musica ! Rimane lo spazio per i bis durante i quali Bocephus non si risparmia e tutta l’energia che rimane arriva dall’anima e finisce negli applausi infiniti per un arrivederci a presto. Quando esco “lui non c’è più” ma sono felice, forse mi fermerò a guardare la luna.


Teatro Fumagalli - Recensione
I due cantautori accendono Vighizzolo
Bocephus King e Andrea Parodi un gemellaggio fatto di musica
di Pietro Berra

Un sottile filo di ironia unisce Cantù e Vancouver. È la cifra che ha caratterizzato il concerto di Andrea Parodi e Bocephus King, svoltosi domenica sera al teatro Fumagalli di Vighizzolo. Il numeroso pubblico ne è stato entusiasta. Il giovane artista brianzolo ha aperto le danze con la chitarra acustica imbracciata come un’arma, per sconfiggere una brutta influenza. Ha sparato una serie di canzoni in cui la tradizionale cantautorale nostrana (De Gregori e De André su tutti) si sposa con quella americana, incarnata dal compianto Townes Van Zandt, che è stato omaggiato di una versione in italiano di «Tecumseh Valley», diventata «Carolina». I pezzi migliori sono quelli in cui Parodi abbandona la malinconia per fare sfoggio di immagini ironiche e surreali: come «Il killer del Tennessee» che alla fine si scopre essere un bambino che nasconde la pistola «in un asilo sul confine col Nevada» dentro «un armadio con dei pastelli, una fionda e una spada». Bocephus King ha elettrificato l’atmosfera ed elettrizzato la platea con il suo stile inconfondibile che coniuga il sarcasmo di Tom Waits con l’energia della E-Street band. Esemplare, in questo senso, una cover della spreengsteniana «Racing in the street». Supportato da un gruppo scatenato e affiatatissimo, il songwriter canadese ha proposto i suoi cavalli di battaglia (da «Eight and a half» a «Mess of love», da «Josephina» a «The way the story goes») in versioni esaltate dalle improvvisazioni strumentali e dal suo istrionismo. Per il gran finale Parodi è tornato sul palco e tutti insieme hanno eseguito «Calabrisella mia». Mattacchioni! Domani i due cantautori saranno all’agriturismo la Cassinazza di Orsenigo (tel. 031/631468) e giovedì al club All’Una e trentacinque circa di Cantù (031/714448). Sono gli ultimi appuntamenti di una minitournée passata per Roma e la Toscana. «La cosa più bella - racconta Parodi - è stato viaggiare in macchina da solo con Bocephus, ascoltando De André e Van Zandt». Domenica Andrea compirà 26 anni e il “Re” potrebbe fargli il regalo più bello stampandogli con la sua etichetta il primo cd, di cui è anche produttore.

dalla Provincia di Como del 1.05.01


Live
Stasera sul palco del teatro Fumagalli di Vighizzolo regalerà emozioni con una band completamente rinnovata
Con Bocephus un tuffo nella musica d’autore americana
Il canadese tiene ufficialmente a battesimo il giovane e promettente cantautore canturino Andrea Parodi
di Alessio Brunialtri

Imperdibile è un aggettivo che si usa spesso a sproposito, soprattutto presentando dei concerti. È bene spenderlo, una volta tanto, per lo spettacolo di questa sera, ore 21, al Teatro Fumagalli di Vighizzolo. Sul palco quello che è senza dubbio l’ultimo grande talento espresso dalla musica d’autore americana: Bocephus King (biglietti a 20mila lire). L’artista canadese, ma si può considerarlo un apolide, geograficamente quanto stilisticamente, è già stato protagonista di incursioni italiane dove ha regalato vibranti emozioni ai numerosi ascoltatori. Nel comasco restano indimenticabili la performance nel club canturino All’unaetrentacinque circa, un autentico terremoto (e lì tornerà a esibirsi, in veste acustica, il 3 maggio), e il concerto sotto le stelle all’Alpe del Viceré, l’estate scorsa. Oggi torna con una band completamente nuova per un tour che prelude alla presentazione del nuovo album, «All the children believe in heaven», il quarto dopo l’introvabile «Joco Music» (che finalmente è stato ristampato) e i capolavori «A Small Good Thing» e «The Blue Sickness». E Jamie Perry, questo il suo vero nome, ora è anche produttore del cantautore canturino e grande amico Andrea Parodi. Da un viaggio in Canada sono nati i brani di «Le piscine di fecchio», cd d’esordio per il giovane e promettente artista. Sotto canzoni che attingono da un immaginario poetico e musicale che parte dall’Italia per attraversare l’Atlantico (ci sono echi tanto di De André, De Gregori e Bubola quanto di John Prine, Townes Van Zandt e, come evitarlo, Dylan) si stagliano, caso più unico che raro trattandosi di un musicista nostrano, suoni roots tipicamente americani. Attenzione, non ispirati al suono che si ascolta sui dischi ma fisicamente prodotti da strumentisti che vivono e respirano quella musica. Un bel regalo di Bocephus che ha studiato l’ideale ambientazione sonora per ogni singola canzone. Per tutte le informazioni concernenti l’album, di imminente pubblicazione, consultare il sito Internet http: //www. andreaparodi. com. Una serata da non perdere, quindi, dove si mescoleranno Van Morrison e John Coltrane (grande amore del King che suona spesso, in assolo, personali riletture di «A Love Supreme» e «My Favourite Things»), Bruce Springsteen e Tom Waits, Bob Dylan e Eric Andersen, Joe Ely e Woody Guthrie, in una parola sola: Bocephus.

dalla Provincia di Como del 29.04.01

Altre informazioni:
intervista
sito di Andrea Parodi


< torna <<