Cd News Novembre 2005


by Lele

Top 5 del 2005


1 Antony & The Johnson
I Am A Bird Now

2 Luke Doucet
Broken (and other r.s.)

3 Eels
Blinking Lights & Other R.

4 Wilco
Kicking Televion

5 Neil Young
Praire Wind

 

Emergenti

Canzoni alla Freddie. “Nel regno degli animali” è un sorprendente esordio a colori !

In anteprima sul sito due brani del nuovo cd di Stefano Barotti

Sul sito le nuove date live di Andrea Parodi

 


IL DISCO DEL 2005

  ANTONY AND THE JOHNSON I am a bird now

Folgorante. Non riesco ancora a trovare un altro aggettivo che riesca a descrivere meglio l’opera seconda di Antony. Sarà pur vero che l’urgenza comunicativa si è placata, che il suono è diventato più fruibile, ma l’incanto per quella voce, per quel piano morbido, rimane intatto.
Si, anche se sono passati sei anni da quell’esordio, ai più passato inosservato, la meraviglia nel riascoltare le nuove canzoni rimane intatta: ti strappano il cuore, ti penetrano l’anima, ti mettono in ginocchio. Ed in quella posizione, paralizzato dalla magia sonora che ammanta ogni canzone, non ti senti a disagio. Nemmeno quando ricordi che quest’omone è una sorta di Drug Queen con il viso triste, carica di tantissimi drammi umani, ti viene voglia di rialzarti.
Rimani ai piedi della sua voce, che ti fa venir voglia di rispolverare Nina Simone, Jimmy Scott e anche Otis Redding, di quel canto così carico di pathos che, in tempi recenti, abbiamo trovato solo nelle corde di Jeff Buckley.
Poi si potrà dire di tutto, raccontare che dopo David Tibet anche Lou Reed ne fu rapito e lo volle per la “Perfect Day” del suo “Raven”, forse regalandogli le ali, oppure soffermarsi alla sua musica, lasciando in un cassetto tutto ciò che non racconta questo disco.
Non ho voglia di scavare oltre i solchi, pur profondissimi, che lasciano queste canzoni. Antony non si è nascosto, non può e non vuole farlo, ma parlare della sua musica riconducendola agli aspetti colorati che circondano il suo mondo porterebbe al costume, al quel teatro che pure ama tanto.
Tutto va invece ricondotto alle canzoni di questo capolavoro: storie laceranti immerse in un’ampolla dalla quale sgorga sangue. Sporcato dal blues, contaminato dal gospel, questo disco è come una ferita che non si chiude, dalla quale continua a sgorgare un liquido rosso, caldo e denso, che lentamente ti porta a perdere i sensi.
A provocare il taglio è il lamento di “Hope There’s Someone”, traccia con la quale Antony apre l’album, lama con la quale incide la ferita.
Il soffice ondulare di piano e voce, ben assistito dagli archi dei suoi Johnson, accompagna ogni sospiro del disco in un percorso intenso, fluido, senza alcun cedimento. Antony nella musica di oggi sembra non amare gli eccessi estetici che forse ama nella vita: le dieci tracce scorrono leggere e veloci, trascinandosi ineluttabili verso una fine che non si consuma.
In “What Can I Do” l’intervento di Rufus Wainwright è maestosamente sobrio, mentre Boy George duetta in “You Are My Sister”, dimostrando di aver un cuore musicale in perfetta sintonia con fratello Antony. E certo non poteva mancare Lou Reed che incide, eccome, con la sua chitarra in “Fistfull Of Love”, uno dei momenti più luminosi e soul del disco, nel quale si fanno sentire anche i fiati. Che dire poi dell’inserto di Devendra Banhart che presta la suo voce acida in “Spiralling”? Non ho mai amato i duetti ma in questo caso, dove tutto appare spontaneo, sembrano indispensabili. Come due corsi d’acqua che corrono separati per confluire nello stesso letto, per una sorta di preghiera corale.
Compratelo e ascoltatelo ad occhi chiusi. Di dischi come questo ne esce uno ogni dodici mesi. È solo febbraio, forse quest’anno saremo fortunati.

Articolo di: Maurizio Pratelli  <maurizio@mescalina.it>
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