Cover Story


by Lele


Nel corso degli anni si sono esibiti sul palco del club
All1&35circa tanti grandi musicisti: 

Elliot Murphy Joe Ely,  Eric Andersen, Elliot Murphy, Phil Cody, Bocephus King, Jerry Joseph, Ruth Gerson, Jeff Finlin, Chris Smither, Popa Chubby, Bill MorriseyDan Stuart, Joe Henry, Joe, Marc's Brother, John Gorka, Steve Young, Dave Moore, Sazanne Chawner, John Wesley Harding, Terry Clarke, Terry Lee Hale, Teye, David Rodriguez, David Massengill, David Munyon, Tom Ovans, Kevin Montgomery, Tom Russel, Toni Bird, Lee Fardon, Top Topham, Loose Diamonds, Dirk Hamilton, Victoria Williams, Eric Blakely, Willie Murphy, Willie Nile, Adam Carroll, Fred Koller, Neal Casal, Gary Hall, Al Perry, Andy White,   Greg Trooper, Gutrhie Thomas, Pierce Pettis, Ben Vaughn, Bill Morrisey, Holmes Brothers, Iain Matthews, Rich Minus, Bo Ramsey, Richard Shindell, Bob Childers, Bob Neurwirth, Jason Reed, Rick Danko, Butch Hancock, Chip Taylor, Jesse Taylor, Russ Tolman,  Jiemmie Dolce, Jimmy Lafave, Dan Bern. Joe D'Urso, Mollys, Say Zuzu, Scott Finch, Seth Yacovone, David Zollo, Fred Eaglesmith.

Joe Ely con Bruce SpringsteenTanti altri ancora verranno a suonare. In questa rubrica, ogni mese, il ritratto di alcuni  protagonisti della scena americana ! 

Dopo Bocephus King, Phil Cody, Dan Bern,  Dirk Hamilton e Ryan Adams proseguiamo con Jay Farrar, membro fondatore dei mitici Uncle Tupelo e dei Son Volt, atteso il 29 ottobre 2002 sul nostro palco. Un grande avvenimento !

 

Cover Story: Jay Farrar

Si può scrivere  di John Lennon senza citare Paul McCartney ? Certamente no.  Così, se vogliamo parlare di Jay Farrar, diventa impossibile dimenticare Jeff Tweedy. Ancora, se i Beatles hanno rivoluzionato il mondo del rock, gli Uncle Tupelo hanno travolto quello del country. Farrar e Tweedy, sul finire degli anni '80 diedero il vita ad un movimento definito alternative country del quale, ancora oggi, i loro Uncle Tupelo vengono considerati i legittimi fondatori. Sull'onda di un movimento diventato culto negli States, nacquero poi gruppi come i Jayhawks del grande Marc Olson e i Whiskeytown della nuova stella Ryan Adams. No Depression, forse il disco più riuscito degli Uncle Tupelo, divenne una sorta di manifesto tanto che in America una radio e la più importante rivista di alt-country portano proprio quel nome. Belleville, piccola cittadina dell'Illinois diventa così una sorta di  Liverpool dell'alt-country, la città che ha l'onore di vantare tra i propri cittadini coloro che vengono consacrati come gli inventori di un genere. Nel 1993, con l'album Anodyne, si chiude un periodo, l'idillio artistico e l'amicizia che duravano dai tempi dell'infanzia finiscono. Jay Farrar e Jeff Tweedy si separano e non si parlano più. Fine degli Uncle Tupelo. Sulle ceneri del gruppo (da poco è appena stata pubblicata un'antologia con ricco libretto sulla loro storia) nascono i Son Volt di Jay Farrar e i Wilco di Jeff Tweedy. Il dualismo e le contrapposizioni diventano ancora più evidenti, i paragoni si sprecano e anche i fan si dividono senza ammettere riserve. O con Farrar o con Tweedy anche perché, le strade che intraprendono i due artisti non sono esattamente le stesse. I Wilco, che si portano appresso, tra gli altri, Ken Coomer l'ultimo batterista degli Uncle Tupelo, producono quattro dischi che vanno  da A.M l'esordio del '95, all'ultimo Yankee Foxtrot Hotel, oltre a  due episodi  con Billy Bragg, Mermaid Avenue, dedicati alla musica di Woodie Guthrie. Ma è proprio Yankee Foxtrot Hotel, uscito quest'anno e acclamato dalla critica più progressista (in Italia il Mucchio e Jam lo hanno definito un disco strepitoso) a dare la misura delle capacità di Jeff Tweedy. D'altra parte, una delle caratteristiche che ha sempre contraddistinto il periodo post Uncle Tupelo di Tweedy è stata quella di rimescolare le carte ad ogni nuovo disco. Ed in questo senso l'ultimo è proprio il più spiazzante evidenziando strizzate d'occhio al pop e all'elettronica. Ciò non toglie nulla alle qualità dei Wilco che hanno saputo confezionare un prodotto di grande classe - ascoltare Jesus etc. per farsene un'idea - senza svendersi alla casa discografica che, dopo aver  cercato inutilmente di imporre un imprinting ancor più pop, li ha lasciati per strada. Per fortuna ci ha poi pensato la Nonesuc a pubblicare il nuovo disco di Tweedy e soci.. Discorso diverso ma non meno privo di fascino quello di Jay Farrar e dei suoi Son Volt. Nei tre dischi all'attivo, l'ottimo Trace del '95, Straightaways del 97 e Wide Swing Tremolo del '98, le miscele sonore impastate di roots rock non si allontanano troppo, per buona pace dei puristi e dei nostalgici, dalle strade percorse con gli Uncle Tupelo. Jay Farrar, seguito nell'esperienza Son Volt da Mike Heidorn primo batterista dello Zio Tupelo, si conferma musicista di razza con  enormi potenzialità  e continua con orgoglio, classe  e coerenza il suo percorso. Personaggio schivo e scontroso Farrar non ama la stampa e le interviste, se al compagno di "depressioni" Tweedy non è possibile fare domande che riguardino il passato a Farrar spesso non è possibile fare alcun tipo di domanda. Fa parte di quegli artisti che alle domande rispondono con la loro musica e l'ultima risposta di Jay Farrar è il primo lavoro solista uscito da pochi mesi e al quale, nonostante tutto, la stampa ha dedicato fiumi di inchiostro da Rolling Stones a Mojo per citare le testate più importanti. Se Jeff Tweedy rimane ben saldo alla testa dei Wilco (unico lavoro solista è la colonna sonora del film Chelsea Walls) Jay Farrar, con il nuovo cd Sebastopol, sembra aver accantonato  definitivamente i Son Volt per ripartire con questo progetto solista. Prodotto dallo stesso Farrar e da John Agnello Sebastopol è uscito per la Artemis Record la stessa casa discografica di Steve Earle, Graham Nash, Peter Wolf e Warren Zevon.  E questa volta, pur rimanendo ancora ancorato alla tradizione, si notano la ricerca di nuovi suoni e di armonie più rotonde. Insomma anche Jay Farrar si sposta verso una forma canzone che, senza far storcere il naso ai duri e puri, possa aprirgli nuovi orizzonti. E certamente lo fa con tutta la sobrietà e la bravura che lo contraddistinguono come in Damaged Son, un vero piccolo gioiellino. 

Maurizio Pratelli

 


cover story: Ryan Adams
cover story: Dirk Hamilton
cover story: Dan Bern
cover story: Bocephus King
cover story: Phil Cody